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Lunedì 25 Settembre 2017 | 08:22

«Il tribunale di Bari ingolfato di cause»

Il presidente della Corte di Appello Vito Marino Caferra ha fornito un quadro della giustizia nel distretto: in primo grado sono pendenti 36.016 cause di lavoro e ben 166.663 controversie in materia di previdenza e assistenza. «Un contenzioso enorme da gestire che costituisce un gravoso onere per il sistema economico»
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BARI - Il presidente della Corte di Appello di Bari Vito Marino Caferra ha fornito un quadro della giustizia nel distretto che non nasconde alcune problematiche peraltro antiche. «Sul civile permane il grave carico in materia di lavoro e di previdenza - ha sottolineato - in primo grado sono pendenti 36.016 cause di lavoro e ben 166.663 controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, in appello pendono 2.737 cause di lavoro e 4.220 controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria.
E' un contenzioso enorme da gestire - ha rilevato Caferra - che costituisce un gravoso onere per il mondo del lavoro e dell'imprese oltre che un elevatissimo costo per i bilanci degli enti previdenziali». «Come reazione e anomalo rimedio alla eccessiva durata e al difetto di effettività della tutela giurisdizionale - ha peraltro rilevato il presidente della Corte di Appello di Bari - si registra la tendennza delle parti a privilegiare sia in civile che in penale, l'uso, talvolta improprio, delle misure cautelari al fine di conseguire quei risultati che le lungaggini del processo stentano a garantire, una tendenza alla sommarizzazione del processo che può cogliersi nella recente riforma dei provvedimenti cautelari civile attuata con la legge del 14 marzo 2005 che tende a dare stabilità agli effetti dei provvedimenti cautelari.
Sul versante penale Caferra ha sottolineato che «il traffico di droga resta per così dire il fattore principale della criminalità organizzata unitamente ai delitti di estorsione e di usura». Secondo la DDA di Bari e Foggia si continuano ad attraversare momenti di relativa quiete a momenti più tumultuosi in particolare - ha precisato il presidente della Corte di Appello - nell'hinterland barese si continuano a registrare segnali preoccupanti essendo ancora vivace la contesta tra i clan avversi.
Sempre sul versante penale se si continua a registrare il dato positivo di una diminuzione degli omicidi e di quelli tentati, la maggiore preoccupazione deriva dalla circostanza che questi reati vengono posti in essere in pieno centro urbano e tra la gente. In conclusione Caferra ha fatto notare come «la relazione sia legata da un filo di critica e di autocritica su quanto (con le risorse disponibili e ad ordinamento invariato) può e deve essere fatto per migliorare la nostra giustizia, mi auguro che lo stesso filo di autocritica venga ripreso nel dibattito e nelle conseguenti assunzioni di responsabilità nella speranza di potere tutti insieme uscire dal labirinto della crisi».

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