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Martedì 26 Settembre 2017 | 22:09

Bari - Tra droga e mafia, a comandare sono le donne

Oltre cento arresti in tutta Italia e 25 milioni di euro in beni sequestrati: è il bilancio dell'operazione antimafia dei carabinieri del comando provinciale di Bari scattata nella notte contro il clan «Valentini» operante principalmente a Bitonto (Bari) ed alcuni sottogruppi dislocati in Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto
BARI - Oltre cento arresti in tutta Italia e 25 milioni di euro in beni sequestrati: è il bilancio dell'operazione antimafia dei carabinieri del comando provinciale di Bari scattata nella notte contro il clan «Valentini» operante principalmente a Bitonto (Bari) ed alcuni sottogruppi dislocati in Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto. Tra gli arrestati anche otto donne che, secondo le indagini dei militari del reparto operativo guidato dal ten. col. Vincenzo Trimarco, erano tra i vertici della cosca.
Gli arrestati a vario titolo sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni. Le ordinanze sono state richieste dalla direzione distrettuale antimafia di Bari. L'indagine dei carabinieri, denominata «Satellite», ha accertato il potenziale bellico del sodalizio criminale con numerosi sequestri di armi avvenuti nel corso delle indagini, i collegamenti con criminali detenuti per il potere intimidatorio all'interno delle carceri, lo sfruttamento di minori in attività criminali, nonché la grande disponibilità economica del clan, cui sono stati sequestrati ventisette conti correnti, supermercati e macellerie. I particolari dell'operazione saranno illustrati alle 10 in una conferenza stampa dal comandante provinciale dei carabinieri di Bari col. Gianfranco Cavallo.

Un ruolo di vertice era stato assunto dalle donne del sodalizio criminale Valentini operante a Bitonto e ritenuto, dall'accusa, una gemmazione del clan Parisi egemone nel quartiere Japigia di Bari. Alcune di loro sono compagne di vita di affiliati altre avrebbero operato in autonomia con una capacità non inferiore a quella dei «colleghi» uomini. Tra gli arrestati le donne sono Rosaria Modugno 29enne bitontina, che risponde di associazione a delinquere di stampo mafioso, spaccio ed associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; Anna Modesto 28enne anch'ella di Bitonto accusata di associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione illegale di armi, spaccio ed associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; Camilla Coci 28enne, Maria D'Elia 44enne, Angela Pace 25enne, Antonia Zonno 26enne, tutte e quattro di Toritto per spaccio, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e detenzione illegale di armi; infine Francesca Bruno 59enne salernitana e Maria Filograno 49enne di Bari-Santo Spirito, per spaccio. Nel corso dell'operazione Satellite, oltre ai 102 provvedimenti restrittivi, vi è stato il sequestro di 25 milioni di euro in beni riconducibili ai clan Zonno e Valentini. Inoltre le indagini avrebbero accertato l'introduzione di sostanze stupefacenti all'interno delle varie strutture carcerarie; lo sfruttamento dei minori in attività delittuose; la continuità delle comunicazioni anche all'interno delle carceri con un vero e proprio potere intimidatorio all'interno degli istituti penitenziari ed, infine, la grande disponibilità economica dei clan a cui sono stati sequestrati ben 27 conti correnti intestati ad altrettante persone fra le quali anche minorenni, 6 attività commerciali fra le quali macellerie, supermercati e negozi di abbigliamento, 6 appartamenti , 2 tenute di svariati ettari e 13 auto.

Delle 102 ordinanze emesse, sono 85 quelle eseguite sinora, di cui 43 a Bitonto e 20 a Bari, e alla cattura sarebbe sfuggito proprio il presunto capo della cosca bitontina, Giuseppe Valentini. I carabinieri, 800 quelli impiegati dal Comando provinciale di Bari che hanno eseguito perquisizioni e sequestri, sono entrati in azione a notte fonda, sorprendendo quasi tutti i soggetti nel sonno. Le indagini, durate circa due anni, hanno documentato un vasto traffico di sostanze stupefacenti e il reimpiego dei ricavi in attività apparentemente lecite. Agli indagati, complessivamente e a vario titolo, vengono contestati 108 capi di imputazione, ma non fatti di sangue specifici, anche se a Bitonto negli ultimi tre anni sarebbero almeno sei i casi «lupara bianca», ovvero persone scomparse nel nulla, una delle quali recentemente trovata cadavere nelle campagne cittadine. Secondo le indagini, la cosca bitontina aveva due diramazioni, una nell'area napoletana per l'approvvigionamento di sostanze stupefacenti, ed una in Emilia Romagna, nella zone di Rimini, dedita allo smercio di droga, ma il gruppo criminale era attivo anche nel furto e riciclaggio di attrezzature e materiali per l'edilizia.

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