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Martedì 19 Settembre 2017 | 17:27

Contestato il porto commerciale di Molfetta

Per l'Ance «è illegittima la procedura di appalto in quanto lesiva di due principi fondamentali quali quello della par condicio tra le imprese e della concorrenza nei mercati»
BARI -«L'aggiudicazione dei lavori per la realizzazione del nuovo porto commerciale della Città di Molfetta rappresenta una palese violazione delle norme a tutela della par condicio tra i concorrenti nell'ambito di una gara di appalto e si pone in netto contrasto rispetto a quella indispensabile apertura dei mercati cui specie l'Unione Europea è da sempre molto sensibile per evitare distorsioni o zone d'ombra». È questo il duro commento di Fabrizio Nardoni, Presidente Regionale dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili, all'indomani della conclusione della procedura ad evidenza pubblica avviata dal Comune di Molfetta al fine di individuare l'impresa cui spetterà il compito di realizzare il nuovo molo commerciale della città, un'opera del valore di circa 60 milioni di euro resa possibile grazie ad un finanziamento statale. La gara di appalto è stata vinta, nei giorni scorsi, dall'unica Associazione Temporanea di Imprese in grado di soddisfare un requisito fondamentale presente nel bando di gara, e cioè la proprietà o la disponibilità di una particolare draga di enormi dimensioni da utilizzarsi per lo sbanchinamento dei fondali.
«Ma di quella draga - prosegue il Presidente Nardoni - ci sono solo pochissimi esemplari al mondo e l'aver inserito quello specifico requisito nel bando, a pena di esclusione, ha di fatto impedito a moltissime imprese la possibilità di poter partecipare alla gara. È evidente come limitare a tal punto la concorrenza nel mercato oltre che andare contro gli interessi della stragrande maggioranza degli imprenditori, lede in maniera rilevante anche l'interesse pubblico a spuntare il prezzo più basso possibile per la realizzazione dell'opera». Ma è anche un altro l'aspetto che Nardoni evidenzia: «Non bisogna dimenticare che alle imprese deve sempre essere garantita la possibilità di organizzare autonomamente i propri fattori produttivi in ragione delle opere che sono chiamate a realizzare. Una stazione appaltante non si può sostituire alle imprese nella indicazione degli strumenti tecnici che queste devono utilizzare ma deve solo assicurarsi che i lavori vengano realizzati a regola d'arte, nei tempi stabiliti».
Sulla vicenda, per altro, pende già un ricorso dinnanzi al Tribunale Amministrativo Regionale di Bari promosso da un'altra ATI esclusa dalla gara di appalto proprio per non essere in possesso di quella specifica draga ma egualmente in grado di realizzare le opere previste dal bando utilizzando altri mezzi. «Siamo convinti - conclude Nardoni - che i giudici amministrativi non potranno che considerare illegittima quella procedura di appalto in quanto lesiva di due principi fondamentali quali quello della par condicio tra le imprese e della concorrenza nei mercati».

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