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Venerdì 22 Settembre 2017 | 01:17

Petrella: mi dimetto per tecnocrazia e tirannia partiti in Aqp

In lunga lettera il prof. Riccardo Petrella, presidente dimissionario dell'Acquedotto Pugliese, racconta i «suoi» 18 mesi e le difficoltà con la Regione Puglia
BARI - «Partecipare alla ripubblicizzazione dell'acqua in Puglia era una bella cosa, una grande sfida politica, sociale ed umana» e «grandi furono anche le attese e le speranze suscitate». Lo afferma in una lunga lettera il prof. Riccardo Petrella, presidente dimissionario dell'Acquedotto Pugliese che evidenza che la ri-pubblicizzazione dell'acqua prevede una serie di scelte precise sul piano politico, sociale, istituzionale, economico, gestionale e che ri-pubblicizzare significa che non solo la proprietà delle infrastrutture e delle reti deve essere pubblica ma lo deve essere anche la gestione dei servizi idrici. Alla base di questa scelta politica sta il principio del riconoscimento dell'acqua come bene comune e non come merce. «Pertanto- scrive Petrella- se la gestione è stata affidata ad un soggetto di natura giuridica privata, quale una Società per azioni (SpA), come è il caso dell'Acquedotto pugliese, ripubblicizzare implica dare la gestione dell'acqua ad un soggetto di natura giuridica pubblica». «Non sono riuscito, in diciotto mesi, a far accettare dalla Regione Puglia, che è il socio esclusivo (insieme alla Regione Basilicata) del capitale dell'AQP, l'idea di costituire un gruppo di lavoro incaricato di esaminare e proporre delle soluzioni. L'abbandono dello statuto di SpA non è stato considerato un atto prioritario e di attualità». «L'argomento addotto sistematicamente è stato quello di sostenere che l'atto prioritario significativo di una effettiva ripubblicizzazione era anzitutto quello di far funzionare bene l'Acquedotto lottando contro le perdite».
«Non ho mai capito- prosegue il presidente deimissionario di AQP- perchè la ripubblicizzazione in termini istituzionali deve essere considerata incompatibile o inibitoria rispetto all'obiettivo,necessario ed urgente, del risanamento operativo dell'Acquedotto. Ripubblicizzare l'acqua significa, in secondo luogo, adottare le misure pratiche che concretizzano , «la gratuità» del diritto all'acqua per tutti, cioè la presa a carico da parte della collettività attraverso la fiscalità generale ( come è il caso, giustamente , per il costo dell'esercito) dei 50 litri pro capite al giorno. La legislazione attuale non lo consente». «La soluzione provvisoria da me proposta , consistente nel creare in Puglia un Fondo Sociale per il diritto all'acqua che avrebbe permesso, di fatto, di accordare «gratuitamente» i 50 litri, è stata rigettata senza alcun dibattito. Ripubblicizzare l'acqua significa, in terzo luogo, una politica dell'acqua centrata su un governo pubblico degli usi e sul risparmio e non solo sulla politica degli investimenti per l 'aumento di un'offerta economicamente «razionale» e l'ammodernamento ed espansione delle grandi infrastrutture, delle grandi opere». «Infondere questa nuova centralità - prosegue il prof. Petrella- non è stato possibile per l'indisponibilità «culturale» dell'istituzione regionale. In quarto luogo, ripubblicizzare implica una scelta innovatrice forte: lo scollamento progressivo del finanziamento del servizio idrico dalla dipendenza dai mercati di capitale nazionali ed internazionali privati. L'ultimo indebitamento sui mercati finanziari internazionali è un prestito obbligazionario del 2004, per 250 milioni di euro. Per diversi motivi, questo prestito poteva prestarsi a promuovere una riflessione sulla ricerca sperimentale di nuovi meccanismi interamente pubblici di finanziamento regionale e nazionale dei servizi pubblici «locali», in alternativa alla tendenza oggi prevalente in favore di un capitalismo municipale ed interregionale finanziario multiutilities».
«L'unica cosa che sono riuscito ad ottenere - scrive ancora il prof. Petrella- è che nei documenti ufficiali dell'AQP non si parli più di clienti ma di cittadini, perlomeno di utenti. Sono riuscito altresì a bloccare la riconduzione di una Carta dei servizi che non rispondeva alla visione «pubblica» per la quale ero stato nominato. Per il resto, nessuna novità. Non si è mai discusso di consulta dei cittadini, di coinvolgimento dei cittadini. La gestione interna dell'Acquedotto resta orientata da una cultura autoritaria e da pratiche tecnocratiche che non hanno trovato nella Regione alcuna reale opposizione, almeno per quanto abbia potuto constatare personalmente. A mio parere le ragioni di fondo che hanno permesso che i «fatti» riportati accadessero sono da imputare alla tirannia dei rapporti di potere tra i partiti della maggioranza regionale». «Le componenti principali di questa maggioranza- conclude Petrella- non hanno mai cessato di affermare la loro preferenza in favore di una concezione privatista efficientista, aperta al capitale finanziario privato ed alla concorrenza sui mercati nazionali e alle logiche di opportunismo pragmatico che prevalgono allorchè anche le forze progressiste conquistano il potere».

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