Cerca

Lunedì 25 Settembre 2017 | 06:34

Si dimette il presidente dell'Acquedotto

Motivo principale, dice lo stesso Riccardo Petrella, il dissenso con la Regione che detiene il controllo della Spa. Il presidente della Regione, Nichi Vendola: rispetto la sua scelta
BARI - Dimissioni a sorpresa del presidente dell'Acquedotto Pugliese Riccardo Petrella. La decisione è stata resa nota stamani dallo stesso professore durante un'audizione dinanzi alla commissione bilancio della Regione Puglia. Motivo principale, a suo dire, il dissenso con la Regione che detiene il controllo della spa. Il presidente della Regione Nichi Vendola ha espresso «rispetto per la scelta del presidente dell'Aqp, a fronte di un dissenso importante che vi è stato tra noi». «E' un dissenso che dura da un anno e che io speravo di poter ricomporre in una scelta condivisa - ha aggiunto Vendola - la scelta condivisa è quella della difesa dell'acqua come bene comune e come bene pubblico, il rifiuto di qualunque idea di mercificazione dell'acqua».
«L'acqua - ha detto ancora Vendola - non è una merce, è un diritto universale e su questa base e su questa filosofia si trattava di riorganizzare un acquedotto che da lungo tempo vive una crisi importante di mission e vive anche una crisi organizzativa interna».
«Il presidente Petrella ha ritenuto che la partita decisiva fosse quella del superamento della formula giuridica della società per azioni, che per ripublicizzare l'Acquedotto bisognasse superare la formula della Spa - ha aggiunto il presidente della Regione Puglia - io ho sempre ritenuto che quello fosse un problema del tutto secondario, perchè una Spa di proprietà interamente pubblica non rappresenta una minaccia all'acqua pubblica. Ho pensato che, invece, la ripubblicizzazione dell'Acquedotto fosse innanzitutto un processo riacquisizione della capacità di razionalizzazione della rete, la lotta contro le perdite che superano il 50% della rete acquedottistica, la lotta per recuperare una vera capacità aziendale di progettare e investire in grandi opere, la capacità di mettere in rete il ciclo della depurazione».
«Ho pensato - ha affermato ancora Vendola - che la partita fondamentale non fosse quella per me formale della configurazione giuridica dell'ente, ma fosse quella sostanziale della riorganizzazione dei servizi idrici nei confronti dei cittadini».
Petrella è rimasto, secondo Vendola, «della sua opinione e come non usa in generale in Italia, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni e questo è anche il segno di uno stile importante che io apprezzo molto, di un uomo che continua per me ad essere un amico e un maestro. Ma purtroppo succede che quando le idee debbano essere tradotte in scelte politiche, quando devono trasferirsi dal cielo delle nostre impostazioni culturali e ideologiche alla terra delle nostre scelte di governo, talvolta ci possano essere delle divergenze, che non sono una tragedia, sono delle divergenze. Riccardo Petrella ha ritenuto che questa divergenza fosse insuperabile - ha concluso il Vendola - e, da par suo, ha pensato di lasciare l'incarico perchè non è un uomo attaccato alla poltrona. È un esempio da questo punto di vista nel nostro mondo, però io voglio dire a Petrella che il suo congedo, che è anche un atto doloroso, mi spinge ancora di più a sentirmi impegnato nel processo di ripubblicizzazione di Acquedotto pugliese».
Sulla nomina del nuovo presidente dell'Aqp, Vendola ha precisato che «come si dice, ogni giorno ha la sua pena, nel senso che oggi prendiamo atto delle dimissioni del presidente e riflettiamo su quello che bisogna fare».
CERA, FALLIMENTO IDEOLOGIA APPLICATA ALL'ACQUA
«La fuga del manager no global dall'Acquedotto Pugliese decreta il fallimento dell'ideologia pura applicata all'acqua. Vendola e il suo Governo non possono fare altro che andarsene a casa liberando la Puglia da un macigno che blocca il suo sviluppo». Lo ha affermato il capogruppo dc alla Regione Angelo Cera che in una nota ricorda che « quando Petrella arrivò in Acquedotto fu presentato come il «salvatore della patria», colui che avrebbe potuto rivoluzionare la gestione dell'azienda e far diventare l'acqua un bene di tutti. Oggi quello stesso personaggio scappa accusando chi l'aveva scelto di non averlo messo nelle condizioni di lavorare».
«Le scelte scellerate e ideologiche di Vendola hanno fatto perdere oltre un anno nel quale si sarebbero potuti spendere i milioni di euro destinati alla tutela dell'acqua. Invece della gestione no global di Petrella ci restano solo gli sprechi e gli sperperi di denaro pubblico, oltre un milione di euro spesi per il centenario dell'Acquedotto - conclude Cera - una vergogna resa ancor più grave dal fatto che se oggi in commissione Bilancio non fosse stata prevista l'audizione di Petrella, nessuno avrebbe mai saputo che si era già dimesso il 29 novembre.Adesso pretendiamo che il Consiglio regionale discuta del futuro della più grande azienda della Puglia».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione