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Giovedì 21 Settembre 2017 | 14:25

«Tangenti all'ex Catasto» sette arrestati a Bari

La Polizia tributaria della Guardia di Finanza ha bloccato ai "domiciliari" - su ordine del Tribunale - questo gruppo di dipendenti dell'Agenzia del territorio. Anche 3 obblighi di dimora, indagati a piede libero altri 17 funzionari e 55 professionisti. L'accusa: un "ufficio parallelo" dietro pagamenti illegali, per accelerare pratiche e falsificarle in maniera da garantire minori carichi fiscali. Indagini partite nel 2005
Guardia di Finanza BARI - Sette dipendenti dell'Agenzia del territorio di Bari, l'ex Catasto, sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla concussione, in esecuzione delle ordinanze emesse dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe De Benedictis, che ha disposto anche 3 provvedimenti di obbligo di dimora, nei confronti di altrettanti dipendenti dell'Agenzia del territorio, nonché oltre cento perquisizioni tra uffici dell'Agenzia, abitazioni e studi professionali.
Nell'inchiesta, coordinata dal Pubblico ministero Giuseppe Carabba, e condotta dai militari del Nucleo di Polizia tributaria del Comando provinciale di Bari, figurano anche altri 17 pubblici dipendenti e 55 professionisti, chiamati a rispondere, a vario titolo, di corruzione, falso in atto pubblico e accesso abusivo ai sistemi informatici.
Le indagini, avviate nel maggio 2005, ed eseguite anche attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno interessato l'intera provincia di Bari ed avrebbero documentato un abuso sistematico dei poteri da parte di taluni dipendenti dell'Ufficio provinciale di Bari dell'Agenzia del territorio i quali, strumentalizzando la qualifica soggettiva rivestita nell'ambito dell'ufficio pubblico, avrebbero dato origine e alimentato una vera e propria «consorteria» che li avrebbe stabilmente e costantemente impegnati nell'esecuzione, in proprio ed a fine di lucro, di pratiche catastali apparentemente predisposte e prenotate da privati professionisti (geometri, ingegneri, architetti ecc).
Questi ultimi, e per loro tramite, gli utenti privati, al fine di eliminare qualsiasi tipo di accanimento burocratico nei loro confronti, sarebbero stati costretti ad affidare, dietro remunerazione, le pratiche catastali agli stessi dipendenti del Catasto.
I dipendenti pubblici arrestati sono accusati di aver eseguito di fatto una doppia attività, la seconda delle quali, remunerata secondo un "tariffario", variabile in relazione all'importanza economica della pratica ed all'entità del lavoro, finalizzata ad accelerare o forzare le pratiche di accatastamento di loro personale interesse. A tal fine, gli stessi si sono anche dotati di una vera e propria stabile organizzazione professionale e di costose apparecchiature; queste ultime, paradossalmente, spesso non possedute dai professionisti abilitati all'espletamento di tali pratiche.
Su molte pratiche catastali sarebbe stato utilizzato un timbro professionale del quale il legittimo proprietario aveva persino perso le tracce. Numerose pratiche di accatastamento sono inoltrate risultate irregolari con attribuzioni di rendite catastali inferiori, con evidenti vantaggi tributari (Ici, imposte sui redditi) per i clienti privilegiati dal rapporto illecito istituito da taluni professionisti con i dipendenti pubblici infedeli.
Di rilievo anche l'ulteriore attività di «visurista» esercitata dai dipendenti pubblici indagati per fine di lucro. Essa consiste nell'effettuazione, per conto di privati professionisti, parenti ed amici, di visure catastali ad «uso ufficio» e, quindi, senza il pagamento dei relativi diritti previsti per legge, con conseguente danno patrimoniale per lo Stato. Sono tutt'ora al vaglio degli inquirenti le posizioni di numerosi altri pubblici ufficiali e privati professionisti.

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