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Sabato 23 Settembre 2017 | 20:25

Brindisi - «Un vero stop al rigassificatore»

13 associazioni ambientaliste chiedono alla Corte europea di giustizia di «fare quanto la normativa europea consente per censurare la ditta che continua a svolgere i lavori per la costruzione»
BRINDISI - Un invito alla Corte europea di giustizia perchè intervenga nella vicenda della costruzione del rigassificatore in corso a Brindisi da parte della British Gas è stato rivolto da 13 associazioni ambientaliste e culturali di Brindisi, tra le quali Italia Nostra, Wwf e Legambiente. L'iniziativa è stata presa dopo che la Corte ha condannato l'Italia per inadempimento alle normative comunitarie non avendo sottoposto a procedura di impatto ambientale il progetto per la costruzione di un inceneritore a Massafra, nel tarantino.
Nel porto di Brindisi - scrivono le associazioni al persidente della Corte, Vassilios Skouris - si sta verificando un «caso ben più grave per dimensioni dell'impianto e connessi pericoli», a causa della costruzione del rigassificatore in un'area «dichiarata ad elevato rischio di incidente industriale e a ridosso del centro abitato. E tutto questo senza l'espletamento della prescritta Valutazione di Impatto Ambientale».
«A conclusione del procedimento autorizzativo - ricordano le associazioni - la Regione Puglia e le Amministrazioni locali nonchè l'intera popolazione interessata hanno finora contestato invano la decisione a suo tempo presa dal Governo chiedendo la riapertura della procedura per l'espletamento della valutazione impatto ambientale. Il Governo ha fatto sapere che approfondirà il caso ma nessuna decisione viene assunta mentre la ditta costruttrice Brindisi Lng (espressione dell'inglese British Gas) continua a svolgere nel porto i lavori per la costruzione dell'impianto».
Dopo aver ricordato la ferma opposizione da parte della Regione alla costruzione del rigassificatore, operazione definita dal governatore Nichi Vendola «un crimine contro l'umanità», le associazioni chiedono alla Corte europea di giustizia di «fare quanto la normativa europea consente per censurare tale comportamento portando a termine la procedura di infrazione a suo tempo giustamente aperta».

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