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Domenica 24 Settembre 2017 | 17:38

Una valanga di portachiavi con false griffe

14mila pezzi con loghi falsificati di note case automobilistiche è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Bari in una operazione in diverse regioni italiane. Venti denunce
BARI - Un grosso quantitativo di portachiavi e fermasoldi prodotti in Cina - circa 14mila - con falsi loghi di note case automobilistiche nazionali ed estere è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Bari in una operazione condotta in diverse regioni italiane, che ha portato alla denuncia di venti persone.
Le indagini, condotte dal gruppo Tutela mercato beni e servizi del nucleo di polizia tributaria e dirette dal pm di Bari Francesca Romana Pirrelli, sono state avviate nell'agosto scorso quando fu individuato e sequestrato nel deposito di un grossista della provincia di Bari una prima partita di articoli contraffatti.
L'esame della documentazione fiscale trovata durante il sequestro, ha consentito alle Fiamme gialle di individuare due società della provincia di Bologna che, utilizzando una nota griffe italiana, distribuiva marchi e simboli di note case automobilistiche senza averne l'autorizzazione. Anche queste due società furono messe sotto sequestro e anche qui l'esame della documentazione fiscale ha consentito agli investigatori di ricostruire la filiera commerciale. I titolari delle aziende sono stati denunciati per violazione in materia di contraffazione.
Gli sviluppi investigativi hanno poi portato a una successiva serie di perquisizioni e sequestri in altre 33 società o ditte dislocate in tutta Italia, nel corso delle quali sono stati sequestrati altri grossi quantitativi di portachiavi e fermasoldi contraffatti.
Gli investigatori hanno accertato che i prodotti sequestrati erano stati fabbricati in Cina su commissione delle due società bolognesi, i cui rappresentanti legali sono stati denunciati per 'contraffazione e uso di segni distintivi e di prodotti industrialì e per 'introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsì. La merce era importata al costo di circa un euro a pezzo. Ogni pezzo era poi rivenduto sul mercato nazionale a prezzi oscillanti tra i dieci e i 15 euro.
Oltre ai responsabili delle società barese e bolognesi sono stati denunciati tutti gli altri rappresentanti legali delle ditte coinvolte nell'affare.

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