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Martedì 26 Settembre 2017 | 15:00

La Puglia contro la mafia

A Bari l'associazione "Libera" ha portato gli "stati generali", con Rita Borsellino. Nella regione, sono state 40 le vittime della malavita organizzata. Applaudito intervento del presidente Nichi Vendola
Il sottosegretario Alberto Maritati BARI - In pochi sanno che le vittime della mafia in Puglia sono quasi 40. Ai loro familiari oggi l'associazione "Libera", che ha portato in Puglia gli Stati generali dell'antimafia, ha chiesto scusa.
Si è scusata perché quelle famiglie sono state lasciate sole, perché sono state vittime dell'oblio della memoria e, talvolta, discriminate dalle leggi dello Stato che - ha rilevato la figlia di una delle vittime - «compie rigide distinzioni tra le diverse vittime di mafia e concede loro diversi benefici».
La richiesta di scuse ha quasi commosso i familiari di Gaetano Marchitelli (il quindicenne ucciso per errore a Bari il 2 ottobre 2003), di Renata Fonte (l'assessore repubblicano assassinato a Nardò il 31 marzo '84), di Antonio Montinaro (caposcorta di Giovanni Falcone, ammazzato in Sicilia il 23 maggio del '92), di Giovanni Panunzio (l'imprenditore ucciso a Foggia nel novembre '92) e di Sergio Cosmai (pugliese, direttore del carcere di Cosenza ucciso nel marzo '85), presenti nell'aula magna del politecnico di Bari dove si è stato presentato il manifesto degli Stati generali.
Tra i relatori dell'iniziativa voluta da "Libera", Rita Borsellino, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sottosegretario alla Giustizia Alberto Maritati, il sindaco Michele Emiliano e il coordinatore regionale di "Libera", don Raffaele Bruno.
Il tema centrale è stato ovviamente la lotta alla mafia, una "guerra" che deve ritrovare slancio, come ha più volte ricordato Rita Borsellino, «dall'istituzione di un'agenzia nazionale che gestisca i beni sottratti alle mafie, in modo da assicurare rapidità e trasparenza nell'assegnazione delle ricchezze restituite alla collettività». Un'esigenza condivisa dal governatore Vendola che ha detto che oggi, a livello nazionale, «abbiamo la necessità di sottrarre all'Agenzia per il demanio questa materia, anche perché ormai abbiamo le prove di una gestione che non è stata oculata. C'è bisogno di un'agenzia specifica che fu, diciamo così, cancellata dal governo Berlusconi».
«Ma cosa fa e ha fatto la Regione Puglia per combattere la mafia?» è stato chiesto al presidente della Regione. «La Puglia - ha replicato Vendola - credo sia tra le Regioni all'avanguardia nella lotta ai poteri criminali. Abbiamo la più avanzata legge d'Italia in tema di lotta al racket e all'usura, che mette al centro il risarcimento alle imprese e alle famiglie; abbiamo la legge contro il lavoro nero che dà maggiori diritti ai lavoratori e indebolisce le organizzazioni criminali o para-criminali». «La Puglia - ha sottolineato Vendola - è una terra in cui c'è una presenza molto debole della mafia, perché sparpagliata per clan di quartiere che non sono mai riusciti ad organizzarsi in cupola regionale, che non sono mai riusciti a sfondare il muro della pubblica amministrazione, della politica, dell'economia: ci sono state solo storie episodiche».
Alla fine dei lavori tutti hanno convenuto che oggi, leggi a parte, l'antimafia di cui si ha bisogno è quella che fa interventi di riqualificazione nelle periferie, di recupero dei minori a rischio. «C'è bisogno - ha detto Vendola in un intervento molto applaudito - di una grande antimafia sociale. Se la Puglia innesca dinamiche di sviluppo e di diritto, credo che possa essere nel Sud il punto di inversione di tendenza, il luogo in cui si può dire che si può sconfiggere la mafia».

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