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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:28

In carcere innocente: chiede 12 milioni

Domenico Morrone, il quarantaduenne tarantino assolto il 21 aprile 2006 dalla Corte di appello di Lecce chiederà allo Stato il maxi risarcimento. Ha subito 15 anni di carcere per omicidi mai fatti
TARANTO - Chiederà allo Stato un risarcimento dei danni record di 12 milioni di euro per aver scontato misure detentive della durata 15 anni (di cui undici e mezzo trascorsi in carcere) in conseguenza di una condanna definitiva a 21 anni di reclusione per l'omicidio, compiuto a Taranto, di due studenti minorenni che non ha mai commesso.
E' questa la richiesta che Domenico Morrone, il quarantaduenne tarantino assolto il 21 aprile 2006 dalla Corte di appello di Lecce al termine del processo di revisione, sta per presentare per l'errore giudiziario che ha subito per aver trascorso undici anni e mezzo in carcere e gli altri in semilibertà. Morrone è tornato il libertà il 22 aprile scorso.
«Chiederemo il risarcimento allo Stato - spiega il suo legale, avv. Claudio Defilippi - per l'errore giudiziario compiuto durante i cinque gradi di giudizio, compresi i due rinvii della Cassazione, che Morrone, cittadino incensurato e irreprensibile, ha subito: in base a quelle che sono le mie conoscenze, dal punto di vista della potenzialità del danno, si tratta del caso di errore giudiziario più eclatante della storia giudiziaria italiana. Il nostro assistito quando fu arrestato era un pescatore incensurato e aveva solo due multe per aver pescato in una zona di mare vietata. Aveva, inoltre, una fidanzata, che lo ha lasciato, e ha una mamma anziana che vive in una situazione di povertà. E' stato invece accusato di un omicidio di grande disvalore sociale, e per 15 anni ha subito l'onta di criminale incallito, di assassino di due ragazzini».

Morrone, tarantino di 42 anni, era stato condannato per aver ucciso il pomeriggio del 30 gennaio 1991 due ragazzi davanti alla scuola media 'Maria Grazia Deleddà, alla periferia di Taranto. Le due vittime - Antonio Sebastio, di 15 anni, e Giovanni Battista, di 17 - furono sorprese da un sicario che sparò ripetutamente contro di loro con una pistola calibro 22. L'omicidio avvenne tra la gente con modalità efferate. In base agli indizi raccolti da polizia e carabinieri, coordinati dal pm del tribunale di Taranto Vincenzo Petrocelli, Morrone, poche ore dopo i fatti, fu sottoposto a fermo per duplice omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco e munizioni e spari in luogo pubblico. Ad incastrarlo - secondo l'accusa - c'erano le testimonianze di alcune persone. Sia al momento del fermo sia durante i processi a suo carico, l'imputato ha sempre detto di essere estraneo ai fatti, ma nessuno gli ha creduto.

Secondo la ricostruzione accusatoria sostenuta nel vari dibattimenti, movente del duplice omicidio sarebbe stata una vendetta per un litigio con Giovanni Battista, avvenuto per futili motivi una ventina di giorni prima del delitto. Dopo il litigio Morrone era stato ferito e, poco tempo più tardi - secondo una testimonianza poi ritrattata - avrebbe minacciato di morte i due ritenendoli legati alla criminalità e responsabili del suo ferimento. Tutto falso secondo il difensore, che nel processo di revisione ha sostenuto (e alla fine gli è stata data ragione) che il duplice omicidio fu compiuto per vendicare lo scippo che una donna aveva subito la mattina del delitto e che, secondo quanto è stato detto nel processo, era stato compiuto dai due ragazzini poi uccisi.
«Morrone - conclude il legale - adesso è socio-lavoratore di una cooperativa di pescatori che gli concede una retribuzione molto modesta; tutte le offerte di lavoro che aveva ricevuto non sono andate a buon fine e non ha mai avuto la barca che gli era stata promessa durante la puntata di Buona Domenica alla quale aveva partecipato».

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