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Domenica 24 Settembre 2017 | 14:18

«Serve una vergine per il "rito" Maja»

Secondo la Polizia, un pugliese, spacciandosi per "santone", ha convinto una donna bisognosa a lasciargli la figlia 13enne per un rituale propiziatorio: arrestato per averla stuprata
BOLOGNA - Ha convinto un'amica conosciuta in chat ad affidargli la figlia adolescente, per compiere un rito propiziatorio Maya che avrebbe aiutato la sua famiglia ad ottenere finalmente una casa popolare. Ma il rito, compiuto nel giorno del tredicesimo compleanno della piccola vittima sacrificale, era solo una scusa per abusare della bambina, che è stata stuprata e picchiata.
La vicenda, che gli stessi investigatori hanno definito incredibile, è avvenuta nell'ottobre 2005 fra Bologna e Modena, ma solo dopo molti mesi la ragazzina ha trovato la forza di raccontare l'accaduto, prima a una compagna di scuola, poi a una sorella e infine alla madre.
La denuncia ha portato la polizia a individuare il violentatore: una guardia giurata quarantenne, incensurato, di origine pugliese ma residente nel Bolognese. L'uomo, che in chat si faceva chiamare Kavajo, è stato arrestato ieri dagli agenti della squadra mobile di Bologna e Modena, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare chiesto dal Pm Maria Gabriella Tavano e disposto dal Gip Michele Guernelli, con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e violenza privata ai danni di minore. C'era anche una sorta di casa degli orrori: era in un appartamento di Casalecchio di Reno, comune alle porte di Bologna, dove l'uomo aveva allestito un set permanente costituito da decine di maschere Maya affisse alle pareti, immagini sacre di vario genere, oggetti fallici e integratori stimolanti.
La storia comincia nel giugno 2005, quando la madre della bambina, una cinquantenne modenese che, oltre alla ragazzina violentata, ha altre due figlie, una sposata e un'altra con problemi di salute, conosce su una chat la guardia giurata. L'uomo, millantando di far parte di un fantomatico corpo speciale e di avere svolto missioni all'estero, riesce in breve tempo a proporsi come figura di riferimento per la famiglia, che è seguita dai servizi sociali per alcuni problemi finanziari e aspetta da tempo una casa popolare dal Comune. Dopo alcuni mesi di frequentazione, secondo quanto ha ricostruito la polizia, il quarantenne convince la donna ad affidargli la figlia più piccola, per compiere un rito Maya che necessita di una vergine, e che li avrebbe aiutati ad ottenere il sospirato alloggio. In ottobre, nel giorno del suo tredicesimo compleanno, la donna manda la bambina in treno da Modena a Bologna, dove l'uomo la accoglie in stazione e la porta in scooter nel suo appartamento di Casalecchio. Qui, inscenando il rituale, la costringe con la forza a sdraiarsi sul letto, la fa spogliare e, dopo averla picchiata e presa a calci sulla schiena per vincere le sue resistenze, la violenta. Allo stupro seguono le minacce, perchè non racconti a nessuno l'accaduto, poi un giro in un centro commerciale dove l'uomo compra alla bambina le scarpe da ginnastica che lei desiderava come regalo di compleanno. La reazione della tredicenne, che per settimane lamenta dolori alla schiena, è molto graduale. Solo a giugno di quest'anno, dopo una lezione di educazione sessuale a scuola, si confida con un'amica, poi racconta tutto a una sorella e infine alla madre. Nella vicenda interviene anche un'amica di famiglia che, improvvisandosi detective, si collega alla chat e riesce a contattare Kavajo. Fingendosi appassionata di esoterismo, chiacchiera a lungo con l'uomo, che le invia con la posta elettronica una propria foto, in tenuta da combattimento, con passamontagna e fucile in pugno. Queste tracce, messe a disposizione della polizia, si riveleranno utili per individuare la guardia giurata, fino all'arresto di ieri. Nella sua abitazione, oltre all'armamentario usato per i riti, sono stati sequestrati due fucili e una pistola, regolarmente denunciati, e alcune munizioni, detenute invece illegalmente. Inoltre due computer (uno fisso dotato di webcam e un portatile), due telefonini, un palmare, varie videocassette e dvd. Sul desktop del pc fisso gli investigatori hanno trovato un file di collegamento a un documento elettronico, che riporta la data della violenza sulla bambina. Il documento in questione non è stato però recuperato, probabilmente perchè collocato su una card esterna al computer, che l'uomo ha fatto sparire. Su questo aspetto, e su altre tracce presenti sui computer, ha avviato accertamenti la polizia delle comunicazioni, per accertare se la guardia giurata avesse preso di mira altre ragazzine. Al momento dell'arresto, a quanto si è appreso, l'uomo avrebbe manifestato la volontà di togliersi la vita.

LEGALE: LA DENUNCIA FATTA OLTRE UN ANNO DOPO
«Si tratta di una denuncia fatta dalla madre oltre un anno dopo che il presunto fatto è stato commesso». E' una delle poche cose che ha voluto dire l'avvocato Tiziana Ghedini, che assieme alla collega Antonella Saporito difende la guardia giurata quarantenne, incensurato, di origine pugliese ma residente nel Bolognese, accusato di aver abusato di una bimba tredicenne con la scusa di un rito propiziatorio.
«Io e la mia collega abbiamo visto il nostro assistito questa mattina - ha spiegato la legale - è sconvolto, e si dice innocente. Noi lo dimostreremo perchè ci sono riscontri oggettivi che non ha commesso quanto gli viene attribuito».

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