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Venerdì 22 Settembre 2017 | 02:59

Bari - Slitta il processo a La Cascina

Irregolarità nella notifica del decreto che dispone il giudizio hanno portato a maggio 2007 l'inizio del processo ai 32 imputati della cooperativa romana di ristorazione
BARI - Diverse irregolarità nella notifica del decreto che dispone il giudizio hanno fatto slittare a maggio 2007 l'inizio del processo ai 32 imputati - tra cui i vertici romani e baresi della cooperativa romana della ristorazione La Cascina - a giudizio per aver servito, secondo l'accusa, cibi di pessima qualità, a volte scaduti e avariati, agli ammalati del policlinico di Bari, ai bambini di scuole del barese e agli studenti dell'università.
Il rinvio dell'udienza è stato disposto oggi dal Tribunale che ha rilevato vari difetti di notifica nei confronti di circa i due terzi tra imputati e difensori. Il procedimento La Cascina continua dunque a subire una gestazione alquanto complicata, visto che l'avviso di conclusione dell'indagine fu notificato dalla Procura agli imputati nell'ottobre 2004, che nel febbraio 2005 fu notificata la richiesta di rinvio a giudizio, e che nel marzo 2006 si giunse al rinvio a giudizio. Quindi, dopo 14 mesi dal rinvio a giudizio (e 26 mesi dopo la richiesta di rinvio a giudizio) forse il processo potrà cominciare. E' chiaro, visti i tempi lunghi della giustizia penale, che ancor prima di una sentenza di primo grado diversi reati contestati si saranno prescritti e l'indulto condonerà eventuali pene che potrebbero essere inflitte.
La cooperativa La Cascina fino all'aprile del 2003 gestiva, in regime di monopolio, le mense di scuole materne e elementari nel barese e quelle dell'università. Continua invece a gestire, dopo un contenzioso amministrativo, i pasti del Policlinico di Bari, il secondo ospedale più grande del Mezzogiorno. Al processo sono costituti parte civile, tra gli altri, il sindacato dei consumatori Adoc, il Comune di Bari e le Ausl Bari 4 e 5.
Secondo l'accusa, oltre alla presunta pessima qualità dei cibi offerti, alle gare d'appalto La Cascina avrebbe partecipato truffando le amministrazioni pubbliche producendo autocertificazioni false che attestavano il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, tasse e imposte. Il presunto colossale raggiro venne alla luce il 9 aprile 2003 quando, su richiesta dei pm inquirenti Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro, furono arrestate otto persone, mentre ad altre due - Giorgio Federici, dirigente anche di fatto de La Cascina, e Luigi Grimaldi, all'epoca dei fatti vice presidente de La Cascina - furono notificate misure cautelari interdittive degli uffici direttivi dell'attività d'impresa per la durata di due mesi.

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