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Martedì 26 Settembre 2017 | 13:02

A Bari, «spacciatori» di lavoratori a nero

Finanzieri avrebbero individuato, a Monopoli, una «società cartiera» che forniva manodopera irregolare ad un gruppo d'imprese del settore della lavorazione della plastica. I rappresentanti delle 5 società sono stati denunciati per illecita intermediazione di personale dipendente e gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi
• Cerignola - In 30 «alloggiati» in un garage
BARI - Una «società cartiera» che forniva manodopera irregolare ad un gruppo d'imprese della provincia di Bari del settore della lavorazione della plastica e del suo riciclo, è stata individuata dalla Guardia di Finanza a Monopoli in due anni di indagini che avrebbero accertato che l'azienda fatturava maggiori importi per altro genere di operazioni tutte in realtà inesistenti. Con questo meccanismo, le società del gruppo gonfiavano i loro costi ed abbattevano l'utile di esercizio; la società cartiera non dichiarava i ricavi (circa 4 milioni di euro) nè effettuava alcun versamento ai fini fiscali, previdenziali ed assistenziali. I rappresentanti delle cinque società riconducibili al medesimo gruppo d'imprese sono stati denunciati per associazione a delinquere finalizzata all'illecita intermediazione di personale dipendente e di gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi.

L'operazione denominata «black plastic», è il risultato di complesse indagini delle Fiamme Gialle durate due anni e coordinate dal pm della Procura della Repubblica di Bari, Lorenzo Nicastro che hanno scoperto un sofisticato sistema di frode, messo in atto da un «gruppo di imprese» monopolitane. In pratica una società compiacente operante nel settore della pulizia, in violazione alla normativa in materia di lavoro, forniva il personale al gruppo di imprese. A loro volta le imprese coprivano i costi del personale mediante il pagamento alla società, di fatture per operazioni inesistenti, recanti tra l'altro importi superiori a quelli effettivamente versati, che le permettevano di costituire anche costi fittizi. Così facendo l'impresa non dichiarava i ricavi nè effettuava alcun versamento ai fini IVA e IRPEF, omettendo il versamento anche dei contributi previdenziali ed assistenziali relativi agli operai e, utilizzava, a sua volta, false fatturazioni di acquisto di materiale plastico da riciclo emesse nei suoi confronti da altre due imprese compiacenti. Nel corso delle indagini, la Guardia di Finanza ha individuato e sequestrato alcuni depositi di stoccaggio di fanghi di lavorazione e di acidi di lavorazione non autorizzati e scoperto la dispersione dei fanghi sul terreno e nel sottosuolo. Complessivamente l'emissione e l'annotazione di fatture per operazioni inesistenti ammonterebbe ad oltre 4 milioni di euro, mentre è di circa 3,6mln l'omesso versamento delle ritenute IRPEF, e relativi contributi previdenziali ed assistenziali, di oltre 70 dipendenti.

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