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Lunedì 25 Settembre 2017 | 08:20

Shoah - Studenti pugliesi ad Auschwitz

Visita istituzionale di 170 ragazzi con il programma della Regione "Mai più", accompagnati dal presidente della Giunta, Nichi Vendola, del Consiglio, Pietro Pepe, e dall'assessore Silvia Godelli (Cultura)
Olocausto - Un sopravvissuto di Auschwitz BARI - Angoscia e sgomento: sono le emozioni che si leggono sui volti dei 170 studenti che oggi hanno visitato, nell'ambito del progetto "Mai Più" promosso e organizzato dalla Regione Puglia, il museo e i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, due luoghi-simbolo della Shoah e dell'Olocausto del popolo ebraico. In silenzio hanno assistito alla proiezione di un filmato di una decina di minuti che ha ricostruito, con immagini inedite, la vita nel lager di Auschwitz e ciò che si svelò ai soldati russi che liberarono il campo.
«Un'esperienza - hanno detto gli studenti secondo quanto riferito in un comunicato della Regione - che non si può dimenticare». Nei brevi discorsi di saluto, il presidente della Regione, Nichi Vendola, del Consiglio regionale, Pietro Pepe, e l'assessore alla Cultura, Silvia Godelli hanno riproposto la necessità di «non perdere la memoria, affinché ciò che è accaduto non si ripeta».
«L'Olocausto non è successo in un angolo periferico del mondo - ha detto Vendola - ma nel cuore dell'Europa del Ventesimo secolo. Qui è nata la catena di morte della Shoah che ha rappresentato il prodotto più maturo della modernità europea del XX secolo». «L'efficienza e la tecnica hanno rappresentato lo strumento dello sterminio di massa». Così, citando Primo Levi, Vendola ha ricordato «la funzione del campo di concentramento nell'attuazione del processo scientifico del degrado e annientamento della dignità umana». In questo logica rientrava persino il tentativo di cooptare le vittime, di renderle carnefici dei loro simili. Ricordando gli studi di Annah Arendt, Vendola ha descritto il significato di «banalità del male». I criminali nazisti commettevamo i più feroci delitti e apparivano «mostruosamente normali». «Questo significa che - ha detto - il nazismo non è stato frutto della "follia deviante" di un uomo, ma una catena di oppressione e di dominio di cui portano la responsabilità tutti coloro che, in gradi diversi, vi hanno partecipato o hanno fatto finta di non vedere».
Per Pepe, «il progetto "Mai più", che ha visto la partecipazione di oltre 35mila persone che hanno visitato il treno della memoria, si è posto come missione far conoscere ai giovani quello che è stato il grande dramma, l'immane tragedia del Novecento, con la ferita inferta alla dignità umana attraverso la pianificazione scientifica dell'annientamento del popolo ebraico».
«Difendere la memoria - ha detto Godelli - è nel nostro tempo un compito sempre più difficile affinché la storia non si ripeta. La macchia dell'orrore del Novecento ha segnato in profondità la storia europea. E la sua specificità è che l'annientamento del popolo ebraico, degli zingari, degli omosessuali è stato eseguito scientificamente, con la partecipazione attiva di milioni di persone che collaboravano alla catena di montaggio del terrore». Per Godelli, infine, bisogna sviluppare «gli anticorpi contro ogni forma di discriminazione, razzismo e sopraffazione».

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