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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:30

Gabriele telefona e chiede: «dov'è mio figlio?»

Dopo dieci giorni di silenzio il fotoreporter leccece rapito il 12 ottobre, ha chiamato l'ospedale di Emergency a Lashkargah. Secondo PeaceReporter, l'agenzia di notizie legata ad Emergency, la telefonata è giunta attorno alle 16 ora italiana (le 19.30 in Afghanistan) e «spazza via ogni dubbio e ogni voce che lo dava per morto»
ROMA - In uno dei giorni più difficili dall'inizio del sequestro, in cui si sono diffuse indiscrezioni terribili, compresa quella dell'uccisione dell'ostaggio, la voce di Gabriele Torsello è tornata a farsi sentire al telefono: dall'altra parte, come sempre, l'ospedale di Emergency a Lashkargah. La telefonata, riferisce PeaceReporter nel suo sito, è giunta attorno alle 16 ora italiana, le 19.30 a Kabul. Solo poche battute. «Sì, sto bene, sto bene», ha detto Torsello con voce stanca. «Ma quanto durerà ancora? Chi sono questi che mi tengono?», ha aggiunto. Il fotoreporter ha poi fatto riferimento al figlio di 4 anni, che si chiama pure lui Gabriele. «Dov'è adesso? Dite di portarlo dalla nonna». E da Alessano, immediata, la risposta della mamma di Torsello: «Tuo figlio sta bene ed è già qui da noi, ad Alessano, assieme alla sua mamma».

Erano due settimane che mancava un contatto diretto con l'ostaggio. L'ultima telefonata finora nota di Torsello risale infatti al 19 ottobre, quando il fotoreporter parlò con lo staff di Emergency e con l'agenzia afgana Pajhwok, dicendo di essere «sotto minaccia costante». Il lunedì successivo, il 23, c'era stato invece l'ultimo contatto tra i sequestratori e il centro chirurgico di Emergency a Lashkargah. In quel caso, aveva riferito PeaceReporter, non era stato possibile parlare direttamente con Torsello, ma i rapitori avevano assicurato che era «in buone condizioni di salute». Da allora silenzio, almeno sui media, anche se chi è incaricato della trattativa, in realtà, non avrebbe mai perso del tutto i contatti con la banda di rapitori. E' probabile, tuttavia, che sia stata chiesta una prova concreta, e non una generica rassicurazione, dell'esistenza in vita dell'ostaggio: la telefonata di oggi non solo potrebbe essere stata la risposta a questa richiesta, ma è possibile che contenga anche qualche elemento ulteriore, utile al buon esito del negoziato.

Sta di fatto che la telefonata ha comprensibilmente risollevato lo stato d'animo della famiglia Torsello: «se la notizia della telefonata è vera - ha detto Vittoria Augenti, la mamma di Gabriele - sono felicissima, è un fatto molto bello e tanto positivo. Ho contato molto sulla capacità di mio figlio. Lui ama l'Afghanistan, ha abbracciato uomini, bambini e la fede di quel Paese. Ora aspettiamo la notizia del suo rilascio. Dopo tutte queste notizie diffuse oggi, che ci hanno davvero angosciato, aspettiamo la sua liberazione».

Le «notizie angoscianti» sono le indiscrezioni provenienti da Kabul (di cui la Farnesina ha comunque sempre informato i familiari del fotoreporter), secondo le quali i contatti si sarebbero interrotti, ci sarebbe stata una sparatoria con i rapitori e lo stesso Torsello sarebbe stato ucciso. Indiscrezioni che PeaceReporter, in un reportage da Lashkargah, l'area del sequestro, definisce «solo voci». «Voci di sparatorie - si legge nel sito dell'agenzia legata ad Emergency - tra l'esercito afgano e i rapitori. Voci di passaggi di mano da una banda all'altra. Voci sulla banda, chi dice delinquenti, chi dice un gruppo politico molto forte anche nella capitale. Voci terribili di un cadavere decapitato che sarebbe stato ritrovato nella zona dove sarebbero i rapitori di Torsello, e che qualcuno si è subito affrettato ad attribuire proprio al fotografo tenuto sotto sequestro».
Secondo PeaceReporter, invece, «in realtà si trattava di uno sfortunato traduttore afgano, di nome Khan, che aveva lavorato prima per le truppe statunitensi e poi per quelle britanniche. Il suo corpo è stato ritrovato nel deserto, vicino a Grishk, lo scorso 26 ottobre». Ma, afferma l'agenzia vicina ad Emergency, «un legame con la vicenda di Gabriele Torsello questo traduttore afgano effettivamente lo aveva. Sempre secondo le voci, era stato rapito anche lui il 12 ottobre, mentre viaggiava sulla stessa strada lungo la quale è avvenuto anche il sequestro di Torsello. Tant'è che all'inizio di questa vicenda in molti avevano associato i due distinti fatti».
Ad avviso di PeaceReporter tutte queste voci creano sofferenza in tutti quelli che vogliono bene a Torsello, mentre «basterebbe poco per risparmiare angoscia. Un po' di buon senso e una telefonata a chi può dire che ci sono tutti i motivi per continuare a poter sperare in una positiva soluzione di questo intricato caso». La telefonata, questa volta, l'ha fatta lo stesso Torsello. E tutti, ora, si dicono più ottimisti su una positiva, e forse rapida, soluzione della vicenda.

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