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Sabato 23 Settembre 2017 | 07:51

Molfettese accusato di 3 tentati omicidi

Il latitante Massimiliano De Bari è stato arrestato dai carabinieri in provincia di Bari. Sarebbe stato lui, il 10 ottobre scorso, a ferire - in due agguati - due fruttivendoli e un pensionato
MOLFETTA (BARI) - Dopo 22 giorni di indagini è finito in carcere il presunto autore del triplice tentativo di omicidio compiuto il 10 ottobre scorso tra le bancarelle del mercato ortofrutticolo di Molfetta, nel nord barese. Il «caso è chiuso», dicono i carabinieri ai quali si è costituito il presunto autore degli agguati, il pregiudicato ventottenne Massimiliano De Bari, già condannato per un omicidio e libero grazie all'indulto. Era ricercato dal 23 ottobre scorso. L'uomo, vistosi pedinato, è entrato in una caserma dei carabinieri di Molfetta con addosso un giubbotto antiproiettile e si è lasciato ammanettare.
Nei due agguati contestati a De Bari rimasero ferite tre persone: nel primo il fruttivendolo Vito De Bari, di 27 anni, e un suo cliente, Ignazio De Palma, di 69, colpito per errore da una pallottola vagante; nel secondo il pluripregiudicato, Vito Diniddio, di 41 anni, titolare di un negozio di frutta e verdura. L'obiettivo del killer - secondo i carabinieri - erano esponenti della famiglia 'La Cerasà, che a Molfetta commercializza prodotti ortofrutticoli al dettaglio e all'ingrosso, che si trovavano vicino alle bancarelle prese di mira dal sicario.
«Con il suo arresto - afferma il maggiore dei carabinieri Paolo Vincenzoni - questa vicenda la si può considerare chiusa. Quella in atto infatti non era una guerra tra clan ma una vendetta maturata negli ultimi dieci anni a seguito dell'omicidio di Egidio Antinucci, assassinato da De Bari perchè aveva osato schiaffeggiarlo. Per quel delitto De Bari era stato processato e condannato. Ma, nonostante l'assassino fosse in carcere, le famiglie De Bari e Antinucci continuavano a darsi battaglia per le strade di Molfetta con aggressioni, pestaggi e scenate a cui avevano partecipato anche le donne. Fino alla scarcerazione, per indulto, di De Bari che ha deciso di vendicare col sangue le offese ricevute dai suoi.
Prima di De Bari, nell'ambito delle stesse indagini sul duplice agguato, erano state arrestate altre quattro persone. Il 23 ottobre erano finiti in carcere i fratelli Magarelli, Vito e Giancarlo Saverio, pregiudicati di 33 e 24 anni, ritenuti legati alla famiglia dei 'La Cerasà, trovati in possesso di armi e munizioni detenute illegalmente. Uno di loro indossava anche un giubbotto antiproiettile perchè temeva di essere il prossimo obiettivo del killer del mercato.
Da quando era stato emesso il provvedimento restrittivo nei suoi confronti, De Bari era riuscito a sfuggire più volte alla cattura. Una volta fu notato su un'autovettura con Luigi Piccininni. I due furono avvistati dai carabinieri sulla via per Ruvo (Bari) e inseguiti anche a piedi. Solo Piccininni fu bloccato e arrestato, per favoreggiamento e resistenza. Successivamente De Bari fu notato nel centro di Molfetta da un carabiniere fuori servizio. Anche in quel caso fuggì; prima però si sbarazzò di un giubbotto antiproiettile. Il 30 ottobre scorso, poco prima della mezzanotte, i carabinieri bloccarono Diniddio, già ferito nell'agguato del 10 ottobre. L'uomo, appena si accorse dei militari, nascose sotto un'autovettura in sosta un fardello nel quale c'era una pistola: fu arrestato per detenzione di arma e munizioni. Anche lui, come De Bari era libero grazie all'indulto.

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