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Martedì 26 Settembre 2017 | 12:45

«La Puglia spende poco per il welfare»

Studio del ministero della solidarietà sociale sulle spese correnti dei Comuni nel 2003: in media ogni italiano ha a disposizione servizi per 91 euro, i pugliesi soltanto 39 €
ROMA - I comuni italiani spendono circa 5 miliardi di euro per servizi sociali a favore delle fasce deboli. Lo stima (prendendo in considerazione solo gli interventi all'infanzia, i disabili, gli anziani, gli immigrati ed il contrasto alla povertà) un rapporto di monitoraggio sulle politiche sociali del ministero della solidarietà sociale, datato ottobre 2006, sulle spese correnti delle amministrazioni comunali nel 2003. In particolare i comuni hanno speso quasi 5,3 miliardi di euro, che tradotti in disponibilità per singolo residente, vogliono dire 91 euro a testa. Diventano 142 euro per i residenti nel nord-est, 104 per quelli nel nord-ovest, 102 nel centro, 72 nelle isole e 39 nel mezzogiorno. Superano la media nazionale, al Nord spiccano le province di Bolzano (417 euro) e Trento (220), la regione della Valle d'Aosta (quasi 280); al centro, la Toscana (117) e il Lazio (100) e tra quelle del mezzogiorno la Sardegna (125,5). I valori più bassi si rilevano in Calabria (meno di 27 euro), mentre Puglia e Campania spendono intorno ai 39 euro, Sicilia e Abruzzo tra 53 e 54 euro; infine, l'Umbria poco meno di 77 euro e le Marche circa 86 euro.
Poco più di un terzo della spesa (38%) è stata dedicata ad interventi a favore della famiglia e dei minori; seguono gli anziani (25%) e disabili (21%). L'area adulti in difficoltà rappresenta circa il 7% della spesa totale, mentre quella degli immigrati poco più del 2% e quella delle dipendenze poco più dell'1%. Il residuo 6,9% è rappresentato dalla miscellanea multiutenza. Nell'area famiglia e minori, un posto rilevante è assorbito dalla spesa per asili nido che rappresenta quasi il 16% del totale censito dall'indagine e poco più del 41% della spesa di questa area. In particolare, è al centro che questo servizio pesa in modo elevato (quasi il 23% e 56%) mentre l'incidenza minima si registra nel mezzogiorno (circa 10% e 21%). Rispetto alla popolazione residente, lo sforzo maggiore è diretto ai disabili (1.568,6 euro), seguono gli anziani (119), famiglia e minori (86,3), immigrati (67).
Il rapporto del ministero, diretto da Paolo Ferrero, rende inoltre noto che tre quarti della spesa complessiva è sostenuta dai singoli comuni, la restante quota è appannaggio soprattutto delle associazioni di comuni (18%) e in minor misura (poco più del 7%) dei distretti socio-sanitari su delega dei comuni. Quest'ultime al nord coprono il 26% della spesa. Fra l'altro, il 38% riguarda «interventi e servizi» oltre che «strutture» mentre il 26% da «trasferimenti in denaro».
Inoltre, le strutture residenziali assorbono quasi il 20% della spesa complessiva censita (23% nel nord-ovest e 21% nel nord-est; 12% nel mezzogiorno). Le strutture diurne o semiresidenziali (come ludoteche, centri estivi, centri sociali) raccolgono il 9,5% della spesa. Si tratta di 270 euro mediamente ad abitante che diventa 404 nel nord-ovest, 226 nel nord-est, 221 al centro, 262 nelle isole e 329 al sud. Il rapporto individua 250 mila utenti dell'assistenza domiciliare per una spesa complessiva di 450 milioni di euro, circa l'8,5% del totale. Centro e sud sono vicine al 10-11% mentre il nord al 6,5%. Per il 69% dei casi gli utenti sono anziani. L'8,2% della spesa è andata alla lotta contro la povertà.

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