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Sabato 23 Settembre 2017 | 09:39

Da ricettazione a riciclaggio

La Procura di Foggia ha trasformato l'accusa contro la banda di ladri foggiani di oggetti sacri sgominata recentemente dai carabinieri di Matera. Dodici gli arrestati
MATERA - La Procura di Foggia ha trasformato da ricettazione in riciclaggio l'accusa contro la banda di ladri foggiani di oggetti sacri sgominata recentemente dai carabinieri di Matera. Alcuni dei beni rubati venivano modificati per sfuggire a controlli di polizia, come hanno accertato i carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio di Bari.
Rimane invariata l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto. Sono 12 le persone raggiunte da ordinanze restrittive del gip di Matera (cinque in carcere e sette domiciliari) nell'ambito dell'operazione «Santi e demoni» dei carabinieri di Matera. Gli atti dell'inchiesta erano stati trasferiti per competenza territoriale dalla Procura di Matera a quella di Foggia.
La banda era specializzata nel furto di oggetti sacri e opere d'arte in chiese, santuari e conventi di Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo e Molise. Le persone arrestate, tutte di Foggia, furono cinque: Antonio Calabrice (52 anni), Maria Procaccini (33), Angelo Calabrice (54), Michele Procaccini (30) e Vincenzo Piscopo (75). La misura degli arresti domiciliari venne disposta per Gaetano Piscopo (52 anni), Veronica Calabrice (22), Daniela Pelosi (24), Michele Paoloantonio (44), tutti di Foggia; Giovanni Mammolino (38), di Lucera (Foggia), Gino Balena (53), di Cesena, e un cittadino tunisino, Hassen Harchani, di 25 anni.

Le indagini erano cominciate nel 2005 a seguito di un furto avvenuto a Grottole (Matera), dove venne rubata una coppia di angioletti dalla Chiesa di San Pietro martire. La collaborazione di alcuni cittadini, che avevano segnalato la presenza di autovetture mai notate prima nel paese, consentì di risalire alle famiglie dei Calabrice e dei Procaccini, entrambi della provincia di Foggia, ritenute a capo dell' organizzazione.
La banda, che aveva ramificazioni fino a Cesena, aveva eseguito nel corso di un anno 20 furti, sottraendo nei luoghi di culto oggetti sacri e d' arte risalenti al sedicesimo e diciassettesimo secolo. Le opere venivano poi rivendute clandestinamente. Tra i pezzi recuperati, accanto ad ex voto, crocifissi, reliquie in legno, argento e oro, c'è anche un Bambinello benedicente del valore di 35 mila euro, che era stato rubato dalla Chiesa Madonna della Neve di Palena (Chieti).

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