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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:18

Sisma: paura in Calabria, Sicilia, Basilicata e Puglia

La scossa è registrata dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania alle 16.28. L'epicentro è stato localizzato in un tratto di mare, tra la Sicilia e la Calabria, a 200 chilometri di profondità, a 30 chilometri dall'isola di Lipari e a 50 dalla costa calabrese. L'evento ha avuto una magnitudo 5.7 della scala Richter. Chiamate ai vigili del fuoco anche da tutti i comuni del Barese e nel Brindisino
ROMA - Alle 16.28 di oggi pomeriggio tutto il sud ha tremato: una fortissima scossa di terremoto, magnitudo di 5.7, ha fatto scendere la gente in strada, tanta paura, arredi che oscillano, lampadari che si agitano, palazzi che tremano, soprattutto in Calabria, ma alla fine nessun danno a cose o persone.
Fortuna, infatti, ha voluto che la scossa - identica come potenza a quella del terremoto umbro del 1997 - abbia avuto come epicentro il mar Tirreno tra le isole Eolie e la Calabria a una profondità di 208.8 chilometri di profondità e proprio questo dato ha ovviamente depotenziato la forza distruttiva del sisma. Se l'epicentro fosse stato localizzato vicino alle coste della Calabria e della Sicilia i danni sarebbero stati - dicono stasera i tecnici - sicuramente assai alti. La potenza della scossa è stata tale che - oltre ad essere avvertita in tutto il sud Italia - l'hanno rilevata anche i sismografi della rete del Friuli Venezia Giulia, circa mille km a nord dell'epicentro.
Il terremoto è stato avvertito in Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia, Campania; numerose le telefonate di cittadini allarmati sono giunte alle sale operative dei vigili del fuoco. In decine di località della costa tirrenica calabrese, la gente, dopo avere avvertito la scossa di terremoto, si è riversata per strada per paura di conseguenze. In tutta la Piana di Gioia Tauro, situata praticamente di fronte alla zona di mare in cui è stato localizzato l'epicentro, le scosse avvertite distintamente dalla popolazione sono state due, a distanza di pochi secondi l'una dall'altra. La prima più debole e la seconda di intensità decisamente superiore. La paura di crolli ha fatto sì che la gente uscisse per strada. Scene analoghe si sono verificate anche nel vibonese, soprattutto nei comuni costieri e a Tropea, la capitale del turismo calabrese. Numerose telefonate di cittadini allarmati sono giunte alle sale operative dei vigili del fuoco. A Bari hanno telefonato ai Vigili del fuoco da Gioia del Colle, da Altamura, Loseto, tutti comuni del Barese e da Cisternino, nel Brindisino e nel Salento, specie ai piani alti, da Lecce a Santa Maria di Leuca. Il 115 dei vigili del fuoco è stato subissato dalle telefonate dei cittadini di tutta la provincia che chiedevano informazioni. Molti cittadini si sono riversati per strada. Ad Alezio, vicino Gallipoli, specialmente, ma anche a Lecce, dove per esempio, per strada sono stati fatti scendere gli impiegati. Ad Alliste molti cittadini hanno visto oscillare i candelabri delle loro case. L'area più colpita, nel Leccese, è stata quella jonica.

A spiegare il perchè la scossa, la più forte degli ultimi 30 anni in Calabria secondo gli esperti dell'Università della Calabria, non sia stata distruttiva, è il prof. Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica: «la profondità dell'ipocentro ha ridotto la capacità distruttiva del sisma. La tipica profondità dei terremoti distruttivi è entro i primi 20 chilometri della crosta terrestre».
La zona dove si è verificato il sisma non è nuova a scosse di questo tipo e a questa profondità. «Esistono delle zone dette di subduzione, dove cioè la crosta terrestre si infila nel mantello terrestre e viene riassorbita - spiega ancora Boschi - dove si possono verificare terremoti così profondi. E quella tra le isole Eolie e la Calabria è una di queste zone». Negli ultimi 20 anni sono state registrate in quella zona circa 200 scosse, una cinquantina delle quali simili a quella di oggi.
Secondo il direttore dell'osservatorio di Perugia, padre Martino Siciliani, la scossa di oggi pomeriggio ha avuto una magnitudo simile a quella che il 26 settembre del 1997 interessò l'Umbria e le Marche, valutata in 5.9 gradi della scala Richter. «L'ipocentro - ha aggiunto - del terremoto odierno è stato però molto più profondo di allora. E' infatti legato alla grande faglia collocata dove si uniscono la zolla tettonica africana a quella euro-asiatica. Questa parte da Gibilterra, passa per lo stretto di Sicilia e poi si immerge nel Tirreno. Il punto dove è stato individuato l'ipocentro - ha concluso padre Martino - è tra i più profondi di quella zona di mare».

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