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Martedì 26 Settembre 2017 | 18:32

Tumulati i resti di 700 italiani traslati a Bari da Mogadiscio

Erano inumati nel cimitero della capitale della Somalia che fu oggetto di una devastante profanazione da parte dalle milizie somale, il 18 gennaio del 2005. Cerimonia ufficiale al Sacrario dei caduti d'oltremare, alla presenza del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula e del direttore del Sisde, Mario Mori
Bari - Cerimonia al Sacrario Caduti d BARI - Sotto un sole estivo e con bandiere e confaloni mossi da una brezza profumata di mare, nella tarda mattinata di oggi dieci urne avvolte nel tricolore hanno attraversato l'ampio cortile del Sacrario dei caduti d'oltremare di Bari. È iniziata così la cerimonia di tumulazione dei circa 700 italiani che erano inumati nel cimitero di Mogadiscio e i cui sepolcri vennero profanati dalle milizie somale il 18 gennaio del 2005. Le loro spoglie vennero recuperate dal Sisde (il Servizio italiano per le informazioni e la sicurezza) e portate a Bari in attesa proprio di questo giorno.
Come si intuisce, la cerimonia è stata fortemente simbolica giacché, dopo che l'ira dei somali si abbattè su quei resti mortali, era impossibile ricomporre i corpi dei nostri connazionali. Così, per rendere onore a tutti gli italiani che per la Somalia si sono prodigati e lì sono morti, tra due ali di militari del picchetto interforze, ogni urna è stata simbolicamente portata da un rappresentante della società: una soldatessa, una marinaia, un aviere, un carabiniere, un finanziere, una crocerossina, una poliziotta, una suora, un frate, un civile.
Deposte ai piedi del colonnato del Sacrario, mons. Sabino Scorcelli, cappellano capo del Comando IIIa Regione aerea e XIIa Zona pastorale militare, ha celebrato la messa. Alla sua sinistra il palchetto con i parenti e le autorità: il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula; il direttore del Sisde, gen. dei Carabinieri e Prefetto, Mario Mori; il gen. dei Carabinieri Bruno Scandone, a capo del Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra della Difesa; nonché le massime rappresentanze delle istituzioni locali, come il presidente della Provincia di Bari, Enzo Divella.
Alla destra di mons. Scorcelli, la banda della Brigata "Pinerolo" di Bari.
Dopo la funzione religiosa il sottosegretario ha fatto un breve intervento nel corso del quale ha parlato di quanti, dalla libertà d'Italia alle odierne missioni, si sono sacrificati «in nome della solidarietà e della pace».
Anche Gianni Morkos, in rappresentanza dei parenti e dell'Associazione Amici della Somalia, ha fatto un breve, toccante, discorso durante il quale ha ricordato come «a distanza di 16 anni, quegli italiani che vennero evacuati in gran fretta dalla Somalia, attendono ancora il riconoscimento dello status di profughi». Il riferimento è agli oltre 300 connazionali che nel 1990, alla vigilia dell'operazione militare Ibis, vennero rimpatriati nel giro di poche ore. Dovettero lasciare ogni loro avere, persero tutto. Non ottenendo il riconoscimento dello status di profughi, non hanno mai potuto richiedere alcun risarcimento.
Il sottosegretario ha quindi assicurato: «Cercherò di ottenere il riconoscimento di profugo per gli italiani ritornati dalla Somalia, perchè credo che questo sia giusto per loro e per i congiunti».
Infine, le autorità si sono recate nella cripta per un momento di raccoglimento innanzi alle grandi casse di legno in cui sono conservati i resti mortali dei nostri connazionali e dove è stato deposto un cuscino di fiori.

Somalia IL VALORE DEL RICORDO
Vista la situazione di islamo-anarchia in cui versa la Somalia, era impossibile per i parenti tornare a Mogadiscio a onorare i loro defunti. Sì, c'era un guardiano ma forse l'ultima volta che degli italiani hanno potuto curare il ricordo dei nostri compatrioti morti è stato proprio durante la missione Ibis. Agli ordini del generale Carmine Fiore (comandante tra il settembre del 1993 e il marzo del 1994), i militari risitemarono completamente il piccolo cimitero.
Proprio per dare onore a questi 700 italiani senza pace e a ciò che hanno fatto per contribuire a costruire un pezzo di Italia in Africa, s'è tentato almeno di recuperarne i nomi. È stato possibile con i militari e coi missionari, suore e frati. Ma l'impresa è fallita per quanto riguarda i civili, cioè i coloni, i mercanti di passaggio, i funzionari e i tanti bambini che erano sepolti nella capitale somala.
I civili
La Farnesina - a tal fine sollecitata già all'indomani della profanazione e fino a ieri - non ha mai fornito l'elenco completo di questi cittadini italiani. D'altro canto, per circa un secolo i cristiani che decedevano a Mogadiscio sono stati sepolti lì. Ci sono persone morte da così tanto tempo che le loro stesse famiglie ne hanno perso memoria. In altri casi, invece, la memoria, come il dolore, è vivo. Lo dimostra anche la partecipazione, dolente ma composta, dei parenti giunti da ogni dove al Sacrario di Bari.
«Il fatto che oggi abbiano finalmente trovato pace e rispetto, a Bari, è un pensiero che lenisce un po' il nostro dolore», ha detto Gianni Morkos. Lui e sua sorella oggi hanno assistito al secondo funerale dei loro genitori. Papà Giorgio morì e venne sepolto a Mogadiscio nel febbraio del '79. Mamma Felicia morì pochi mesi dopo in Francia. Gianni rispettò la sua volontà la fece tumulare accanto a suo padre, in Africa.
Molto emozionato anche Giuseppe Tassiello. «Sono nato in Somalia - dice - la amo e amo i somali. Mio padre, Ignazio, era di Santeramo in Colle, proprio in provincia di Bari. Per mio lui, che lasciò la Puglia nel '33 per la guerra d'Etiopia e che poi si fermò lì dopo aver sposato mia madre, il fatto di riposare al Sacrario, proprio a Bari, è come tornare a casa».
Anche Virgilio Marano e sua figlia Simona avevano persone care nel cimitero di Mogadiscio. «C'erano i miei nonni - spiega Simona - si chiamavano Sante e Anna Cecca. Erano entrambi pugliesi, lui di Cerignola e lei di Canosa di Puglia. Ora anch'io vivo a Canosa. Ho lasciato Mogadiscio a 22 anni e ora ne ho trentasette». Che ricordi ha di quella terra? «Ricordi meravigliosi - racconta - i profumi e gli affetti che si trovano in Africa sono magici. Il silenzio della Somalia è magico. La mia speranza è che quel popolo possa ritrovare la pace e che io possa tornarvi».
I militari
Quanto ai militari che ora riposeranno al Sacrario di Bari, va detto che i loro resti erano già stati traslati a Mogadiscio da Harghesa. Nella Somalia ex-Britannica, infatti, l'Italia perse 170 uomini. Una parte morì combattendo durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1940 e il 1941; gli altri morirono nei campi di concentramento inglesi di Faruq, Mandera e Berbera.
Soltanto dieci anni dopo una delegazione italiana potè tentare di recuperarne i corpi. Vi riuscì parzialmente: 32 caduti non vennero ritrovati. Furono però trovate centoventotto spoglie (di civili e militari) e vennero sistemate nelle vicinanze di Harghesa. Poi, nel 1975, vennero esumate. 59 furono riconsegante ai familiari e le altre 79 spoglie (33 militari e 46 civili) vennero traslate a Mogadiscio.
Questo l'elenco dei militari che ora riposano al Sacrario dei caduti d'oltremare di Bari:
Cam. Nera Giuseppe Assoni
Cap. Bruno Benassi
Geniere Vittorio Bocci
Fante Pasquale Caiazzo (nato in Gran Bretagna)
Gran. Vincenzo Citarella
Cam. Nera Antonino Colantuono
Cap. Italo De Zuani
S.Ten. Pietro Delfini
Cam. Nera Alberto Doretti
Cap. Federico Gallucci
Ten. Antonio Gambi
Cap. Magg. Pietro Ghera (nato a Marsiglia)
Cam. Nera Giorgio Antonio Grandinetti
Serg. Giovanni Battista La Cagnina
Capor. Cataldo Lettieri (nato in Argentina)
S.Ten. Luciano Lombardi (nato a Nancy)
Geniere Domenico Lucarelli
Geniere Odoardo Majnardi
Cam. Nera Giacinto Martina
Fante Luigi Mazzucca De Rentis (nato a Barile, in provincia di Potenza)
Autiere Sigfrido Paoloni
Capor. Vittorio Peralta
Capor. Antonio Randine
Capor. Pietro Sedda
Cam. Nera Giovanni Squillace
Carab. Aldo Thedy
Cam. Nera Costantino Tobianchi
Art. Nicola Vaccaro
con loro anche 7 ignoti.

Le suore
A Mogadiscio, sin dal 1924 operano le Suore Missionarie della Consolata. Riguarda proprio loro l'ultima scelleratezza dei somali. L'ultima volta che la Somalia "s'è fatta del male" privandosi di una risorsa d'amore e cura, infatti, è stato lo scorso 17 settembre quando un commando uccise Suor Leonella Sgorbati e la sua guardia del corpo (un somalo che, inutilmente, tentò di frapporsi tra la religiosa e i proiettili). Gli assassini attendevano la generosa italiana all'esterno dell'ospedale pediatrico in cui operava.
Suor Leonella apparteneva aveva deciso di seminare il bene, di riprodurlo, formando personale paramedico locale. La sua opera non è andata perduta ed era in continuità con quanto fatto da chi, dell'ordine delle Suore Missionarie della Consolata, l'aveva preceduta. Perché il loro nome non venga dimenticato, questo è l'elenco delle suore che erano inumate nel cimitero cristiano di Mogadiscio e che ora riposano a Bari:

Cognome e nome civile e nome da religiosa
Teresa Morosino, suor Erminia
Giuseppina Rossi, suor Paola
Adelina Zagordo, suor Filippa
Giulia Caramatti, suor Luigina
Gentile Pigliafreddo, suor Angelina
Carmela Montedoro, suor Eulalia Pia (nata a San Severo, Foggia)
Lucia Baronio, suor Natalina
Ida Sala, suor Marina
Giuseppina Chiappello, suor Cecilia
Lucia Guardigli, suor Urbana
Dorotea Sacco, suor Olga
Ermenegilda Zampieri, suor Eudossia
Teresa Coriasco, suor Silvia
Caterina Vaira, suor Cristina
Domenica Spagnolo, suor Rodolfa

I missionari
Anche i preti missionari sono impegnati da tempo immemore in Somalia e anche loro hanno avuto vittime il cui ricordo merita d'esser tenuto vivo. Tra gli altri, non può non essere ricordato monsignor Salvatore Colombo. Il 9 luglio 1989, un somalo gli sparò al petto e il vescovo di Mogadiscio morì poco dopo. Gli assassini non vennero mai trovati. Ciononostante, molti continuarono la sua opera.
I Frati minori della Provincia di Lombardia hanno pagato un enorme tributo, in martiri. Il corpo di padre Giocondo Crippa, nel 1941, scomparve nella boscaglia somala. Padre Pietro Turati, nel 1991, venne sepolto in un luogo imprecisato della missione di Gelib dopo il suo assassinio.
Ecco i nomi dei frati che erano sepolti nel cimitero di Mogadiscio:
Bentivoglio Panzeri
Benvenuto Savoldi
Alessandro Parenti
Filiberto Terruzzi
Evangelista Malnati
Emanuele Pagani
Marco Pagani
Marco Vitali
Candido Ceruti
Genesio Bertani
Pier Battista Moretti

Marisa Ingrosso

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