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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:18

Nave Garibaldi ed Espero: fine missione

Per l'incrociatore portaeromobili e la fregata è finita l'operazione Leonte in Libano. Sono rientrate in porto, a Taranto. Molto soddisfatto l'ammiraglio Bruno Branciforte
TARANTO - L'incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi e la fregata Espero hanno terminato il loro periodo di partecipazione all'operazione Leonte in Libano e sono rientrati questa mattina a Taranto, nella stazione navale di Mar Grande della Marina militare italiana. A ricevere le unità c'era il comandante in capo della squadra navale italiana, ammiraglio di squadra Bruno Branciforte.
La nave Garibaldi, in particolare, partita il 29 agosto scorso, ha svolto funzioni di sede di comando del gruppo navale italiano che, alla guida dell'ammiraglio di divisione Giuseppe De Giorgi, ha realizzato lo sbarco e il supporto logistico-sanitario in Libano di circa 1.000 uomini e 156 mezzi. Dall'8 settembre dalla stessa nave sono state anche dirette le operazioni di controllo e sorveglianza delle acque libanesi condotte da una forza navale internazionale denominata 'Maritime task force 425'.

Marina Militare - Ammiraglio di Squadra Bruno Branciforte BRANCIFORTE: SODDISFATTI ESITO OPERAZIONE
«Siamo particolarmente soddisfatti dell'esito navale dell'operazione perchè lo scenario era molto differente rispetto al passato». Lo ha detto il comandante in capo della squadra navale italiana, ammiraglio di squadra Bruno Branciforte, incontrando i giornalisti a bordo dell'incrociatore Garibaldi, rientrato dal Libano stamani nella stazione navale di Mar Grande insieme alla fregata Espero.
Branciforte, insieme all'ammiraglio di divisione Giuseppe De Giorgi, che ha guidato il gruppo navale italiano, e ai comandanti rispettivamente del Garibaldi, capitano di vascello Giorgio Lazio, e della Espero, capitano di fregata Fabrizio Cerrai, ha illustrato il lavoro svolto negli ultimi due mesi in acque libanesi.
«Abbiamo sempre sostenuto - ha affermato Branciforte - il principio della valenza della sorveglianza e della presenza delle forze navali in mare e della rapidità di intervento in caso di crisi internazionali. In agosto si era creata in Libano una situazione particolare di tensione e la Marina in pochissime ore ha evacuato gli italiani, portato i primi aiuti umanitari e poi, quando si è manifestato il requisito per mandare in quell'area una forza, in pochi giorni abbiamo preparato il contigente».
Branciforte ha aggiunto che però «questo non bastava perchè era necessario eliminare il blocco navale. Così è diventata importantissima la flessibilità del gruppo navale e abbiamo cominciato a dialogare con le autorità libanesi, contribuendo all'eliminazione di quel blocco».
L'ammiraglio ha preannunciato che tra pochi giorni rientrerà in Italia anche nave San Marco. «Lo farà - ha detto - non appena arriverà il cambio nel supporto sanitario da parte della Spagna». Attualmente, ha aggiunto Branciforte, in Libano sono rimasti 350 militari della forza da sbarco più altri 250 dell'Esercito, che insieme costituiscono la forza di proiezione navale. Resteranno in Libano sino a novembre, quando è previsto l'arrivo della forza stabile dell'esercito composta da circa 2.500 militari.

DE GIORGI: ECCO COME SI E' GIUNTI A SBLOCCO NAVALE
«Dal punto di vista logistico non c'è stata alcuna novità rispetto alle missioni precedenti. L'aspetto interessante è stato invece la valenza politica della nostra presenza in Libano perchè si è trattato dello sbarco più grande del dopoguerra, con mille uomini e 260 mezzi sbarcati in un paio di giorni con approccio pacifico e rapido». E' quanto ha riferito l'ammiraglio di divisione Giuseppe De Giorgi incontrando i giornalisti a bordo di nave Garibaldi al rientro dell'unità, insieme alla fregata Espero, dalla missione in Libano dopo 50 giorni in mare.
De Giorgi ha comandato in acque libanesi il gruppo navale italiano. In Libano restano attualmente 250 militari dell'Esercito e poco più di 700 del San Marco. «Il secondo dato - ha proseguito De Giorgi, che aveva accanto a sè il comandante in capo della squadra navale italiana, ammiraglio di squadra Bruno Branciforte - è che nonostante ci fosse la tregua rimaneva in piedi il blocco navale. Gli abitanti del Libano non avevano praticamente più nè carburante nè cibo, in quei giorni mangiavano persino carne avariata. L'Italia ha funzionato molto bene sia come parte politica sia come parte militare».
A chiedere l'eliminazione del blocco navale è stato il premier libanese Fouad Siniora il quale, durante le visite di cortesia compiute dagli ufficiali italiani all'arrivo a Beirut, ha chiesto di incontrare De Giorgi nella sua veste di comandante del gruppo navale italiano. «Ci ha chiesto se potevamo garantire la sicurezza nelle loro acque - ha riferito De Giorgi - c'erano 350 navi in attesa di transitare. Se il blocco non fosse stato sollevato, non penso che la tregua avrebbe resistito. Del resto la Marina è storicamente uno strumento della diplomazia del nostro Paese, e la presenza di una unità come il Garibaldi ci ha reso ancor più credibili».
Così la richiesta di Siniora è stata subito inoltrata al governo italiano che ha dato l'ok. A distanza di poche ore è arrivata una lettera del segretario generale dell'Onu Kofi Annan in cui si chiedeva, per conto Unifil, di togliere il blocco e così è avvenuto alle 18.00 dell'8 settembre. L'eliminazione del blocco navale è stata sancita da un protocollo firmato dai responsabili militari italiano e libanese e accettato anche da Israele. Alla popolazione libanese sono stati risparmiati giorni di sofferenza perchè l'Unifil avrebbe potuto far intervenire le sue prime navi, provenienti dalla Germania, non prima di 50 giorni.
A quel punto, ha spiegato De Giorgi, è entrata in azione una task force, denominata 'Maritime task force 425', composta da navi di Italia, Regno Unito, Francia e Grecia per il controllo dei mercantili in transito e diretti in Libano. «Potevamo verificare di persona la situazione a bordo delle navi - ha detto De Giorgi - ma lo faceva la Marina libanese perchè così prevedeva la risoluzione 1701 dell'Onu, tant'è che loro hanno tenuto costantemente in mare più della metà della forza navale. In nove casi abbiamo indicato ai libanesi di compiere un controllo particolare perchè avevamo qualche sospetto e lo hanno fatto anche con la tecnica dell'abbordaggio».
Un lavoro di pacificazione, quello svolto dalla Marina italiana, ricambiato con l'attribuzione a De Giorgi della medaglia d'argento al merito militare libanese concessa dal ministro della Difesa di quel Paese, Elias El Murr.
Affiancando la portaerei Garibaldi nelle operazioni di controllo delle navi in transito, la fregata Espero - che dal 3 ottobre ha sostituito l'unità Fenice - si è invece posizionata in acque libanesi tra le sei e le 12 miglia dalla costa, quasi al confine con la Siria. In tutto sono stati 46 i controlli eseguiti dalla Espero (oltre 1.000 quelli complessivi compiuti dalla task force), mentre gli 'Harrier' hanno pattugliato costantemente lo spazio aereo fra Cipro e il Libano.

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