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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:15

«Per liberare Torsello via i soldati italiani»

Il sito "PeaceReporter" pubblica online la notizia di una nuova telefonata giunta agli operatori dell'ospedale di "Emergency" a Lashkargah, in Afghanistan. Secondo tale versione, il Governo italiano avrebbe rifiutato - perché «irricevibile» - lo scambio fra il fotoreporter salentino ed un afgano convertitosi al cristianesimo. Quindi, i talebani avrebbero «alzato la posta»
• Giovedì a Lecce una fiaccolata per Gabriele
Afghanistan - Gabriele Torsello ROMA - Nuova telefonata dei rapitori di Gabriele Torsello. «Se non è possibile ottenere il rimpatrio dell'apostata, allora pretendiamo il ritiro di tutti i soldati italiani dall'Afghanistan». Questo, riferisce il sito PeaceReporter, è il contenuto del messaggio arrivato in serata al responsabile della sicurezza dell'ospedale di Emergency a Lashkargah. Contatto confermato anche dalla Farnesina. La telefonata «è stata molto breve», afferma PeaceReporter, secondo cui stavolta il responsabile della sicurezza dell'ospedale, Rahmatullah Hanefi, non ha parlato con il fotoreporter. I rapitori, comunque, hanno annunciato che il prossimo contatto avverrà «in tempi brevi».

La telefonata conferma che si sta attraversando una fase molto delicata della vicenda, in cui l'unica cosa da fare è lavorare sottotraccia e attendere le «vere» richieste dei sequestratori. Gli uomini che sono al lavoro per liberare Gabriele Torsello hanno già vagliato con attenzione l'attendibilità dell'ultimatum dei rapitori arrivato ieri sera attorno alle 20:30 ora locale (le 18 in Italia), concludendo che la reale strategia dei sequestratori non era quella rivelata nella telefonata. La richiesta fatta - la vita di Torsello in cambio della consegna dell'«apostatata» Abdul Rahman - era infatti chiaramente impossibile da accettare. «E loro lo sapevano», viene fatto notare. Il governo italiano, scrive PeaceReporter, l'aveva ritenuta «irricevibile».
Ma anche la nuova richiesta non sembra offrire margini di negoziato. Già l'altro giorno il ministro della Difesa Parisi aveva detto che il sequestro non avrebbe in alcun modo influito sulla presenza militare italiana in Afghanistan: «se per caso ci fosse un ripensamento della missione dopo il sequestro dovrebbero portarci in manicomio», aveva detto. E' vero che non c'era stato il nuovo ultimatum, ma questo non sembra spostare la questione. «Forse - viene sottolineato in ambienti investigativi - è un ulteriore tentativo di tenere alta la tensione, di alzare la posta». Ma quali sono allora le vere richieste degli uomini che hanno in mano Torsello? Sono un gruppo fortemente politicizzato, come sembrerebbe dalle rivendicazioni, o il loro è solo un bluff per ottenere qualcos'altro? In attesa di saperne di più gli uomini dell'intelligence stanno cercando di trovare un canale di comunicazione con i rapitori alternativo a quello finora utilizzato e cioè l'ospedale di Lashkar Gah. Sia per non mettere in difficoltà Emergency sia, soprattutto, per muoversi direttamente e senza intermediari.
C'è poi un altro problema, che impone la necessità di avere un contatto diretto: la zona in cui Torsello si troverebbe è di fatto fuori dal controllo della forza multinazionale, così come delle forze di sicurezza locali, e la fine del Ramadan, previsto proprio in concomitanza della scadenza dell'ultimatum, apre una fase ulteriormente delicata per via delle manifestazioni in programma.

I genitori di Gabriele, intanto, anche oggi si sono detti ottimisti. «Siamo molto fiduciosi, speriamo che la vicenda si concluda nel più breve tempo possibile», afferma il padre Marcello, invitando il figlio a «farsi coraggio». «Gabriele tornerà a casa - aggiunge sicura la mamma Vittoria - io credo in lui. Dal primo momento ho sempre contato sulle capacità di mio figlio. Lo conosco bene e so che ha sempre operato al meglio in Afghanistan, dandosi da fare per le persone che ne hanno avuto bisogno». Marcello e Vittoria Torsello, nel breve incontro con i giornalisti nella loro casa di Alessano, avvenuto prima che si sapesse del nuovo ultimatum, hanno ringraziato il governo per quanto sta facendo nel tentativo di liberare Gabriele. «Ringrazio sentitamente - dice l'uomo - tutti quanti si stanno adoperando per la liberazione di mio figlio: autorità, Farnesina, servizi segreti, insieme a tanti altri». E Vittoria: «credo nell'aiuto e nell'operato del governo».
I familiari non si sbilanciano però sull'attendibilità dell'ultimatum; un atteggiamento, dice il cognato di Gabriele e portavoce della famiglia Modesto Nicolì «per non pregiudicare le trattative in corso». «Siamo in costante contatto con le autorità, che ci hanno detto di stare calmi perchè stanno lavorando», continua. Ma poi aggiunge: «Certo, le notizie di ieri ci lasciano perplessi e preoccupati, ma la richiesta fatta pervenire dai rapitori ci sembra irrazionale, perchè Gabriele è uno che si è avvicinato al loro mondo, li ha capiti e aiutati. Speriamo che i sequestratori riescano a comprendere la sua figura».

Ai rapitori si rivolge, da Londra, anche Nazir Ahmed, parlamentare britannico (è il primo Lord di fede musulmana) e amico di Gabriele Torsello, definendo un «grande errore» il suo sequestro. «Non posso che esprimere orrore e preoccupazione per questo rapimento, un atto ingiusto nei confronti di un fratello, dato che Kash è musulmano», dice Lord Ahmed in un'intervista a Peacereporter. «Io lo conosco bene e so che si è sempre battuto per mostrare al mondo le violenze del Kashmir e dei posti in cui è andato. Anche in Afghanistan era andato per testimoniare una situazione di guerra e di violenza».
Matteo Guidelli

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