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Sabato 23 Settembre 2017 | 21:50

Quando il Vesuvio si risveglierà, 50.000 sfollati in Puglia e Basilicata

Quando il vulcano tornerà attivo - e gli scienziati non hanno dubbi che avverrà - le due regioni accoglieranno quasi cinquantamila persone dell'area vesuviana a maggior rischio. Gli abitanti di Boscoreale (27.618 persone) troveranno rifugio e assistenza in Puglia, mentre quelli di Boscotrecase (10.638) e di Trecase (9.179) in Basilicata
BARI - Quando il Vesuvio si risveglierà - e gli scienziati non hanno dubbi che avverrà - Puglia e Basilicata accoglieranno quasi cinquantamila persone dell'area vesuviana a maggior rischio. Gli abitanti di Boscoreale (27.618 persone) troveranno rifugio e assistenza in Puglia, mentre quelli di Boscotrecase (10.638) e di Trecase (9.179) in Basilicata. Lo prevede il Piano di Emergenza per l'Area Vesuvio, i cui dettagli la «Gazzetta» è in grado di anticipare.
E' certo che il vulcano, in stato di quiescenza dal 1944, tornerà ad eruttare. Si tratta di una comprovata verità scientifica che spazza via ogni condizionale e impone di coniugare una catastrofe al tempo futuro.
Secondo gli studiosi l'unica incognita è il «quando». Ciò che accadrà prende il nome di eruzione sub-pliniana. In pratica, la colonna eruttiva - composta da gas, pomici, ceneri e frammenti - sarà alta fino a 20 chilometri. Sarà difficile respirare, ci saranno crolli, si apriranno voragini. Poi arriverà la lava. Forse, successivamente, si formeranno colate di fango. Alla fine, i detriti ricopriranno un'area di 500 chilometri quadrati.
Ben poco si potrà fare per fermare questa furia antica più dell'uomo. Verranno travolti decenni di abusivismo edilizio e franeranno gli alibi dei legislatori condonisti. Il vulcano inghiottirà interi paesi e anche i preziosi siti archeologici, ciò che restava della sua precedente voracità.
L'unica cosa che il nostro Paese potrà o, meglio, dovrà fare, sarà mettere in salvo le 550.000 persone che abitano nella zona considerata a rischio e un numero imprecisato di turisti. Se si considera lo stato della viabilità e il panico, è evidente che ci si può riuscire ad una sola condizione: l'area vesuviana dovrà essere evacuata prima dell'eruzione.
La sfida è duplice e riguarda sia la valutazione del rischio, sia le operazioni d'evacuazione. Gli scienziati dovranno riuscire a cogliere esattamente i segnali di instabilità del vulcano, per evitare un falso allarme o che esso sia tardivo o che non vi sia. Una volta definita l'alta probabilità di eruzione - e successivamente alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri - il presidente del Consiglio darà il via libera all'evacuazione.
Sul primo versante c'è da dire che il Vesuvio è forse il vulcano più studiato al mondo. Le reti di monitoraggio sono gestite dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso l'Osservatorio Vesuviano. E quest'ultimo è in stretto collegamento con il Dipartimento della Protezione Civile.
Quanto all'evacuazione, proprio tra pochi giorni verrà messa alla prova la grande «macchina dell'emergenza». Con il coordinamento della Protezione civile, si svolgerà tra il 18 e il 23 di questo mese, nell'area a sud-est di Napoli, l'esercitazione Mesimex (Major Emergency SIMulation EXercise).
Verrà riprodotto, in piccolo, il Piano di Emergenza per l'Area Vesuvio, cioè ciò che davvero dovrà accadere perché si mettano in salvo migliaia di persone.
Il 22 si simulerà l'evacuazione, si testerà la logistica e parteciperà un centinaio di abitanti di ciascuno dei 18 comuni dell'area a maggior rischio.
Al fine di evitare il caos, il piano d'emergenza prevede che i residenti di ogni comune sappiano dove recarsi. Sono stati effettuati dei gemellaggi e alcune Regioni si sono impegnate ad accogliere in blocco la popolazione di città e paesi. Così la Puglia s'è gemellata con Boscoreale e la Basilicata con Boscotrecase e Trecase.
In caso di evacuazione, in Campania - ma a distanza di sicurezza dall'eruzione - sono stati individuati dei «check-point», dei punti di ritrovo, dove la gente dovrà dirigersi.
Se l'emergenza dovesse rientrare, tutti potrebbero tornare a casa. In caso contrario, la popolazione dovrà essere smistata nei territori delle regioni gemellate.
Coi gemellaggi ognuno si prende carico degli abitanti di quel Comune, sin dall'arrivo al «check-point». Quindi il personale della Protezione civile di Puglia e Basilicata dovrà pensare a tutto, dall'accoglienza, fino alla sistemazione nelle due regioni.
Cruciale è ovviamente che la gente sappia dove dirigersi. Per questo agli abitanti di Boscoreale, di Somma Vesuviana e Santanastasia è già stato spiegato che il «check-point» delle loro regioni gemellate (Lazio, Abruzzo, Puglia e Marche), si trova sulla A16, presso l'interporto di Nola; mentre a quelli di Boscotrecase e Trecase, che il «check-point» della Basilicata si trova sulla Salerno-Reggio Calabria, presso la Facoltà di Medicina SMFN.
L'esercitazione «Mesimex» (su progetto della regione Campania e dell'Associazione Amesci) è stata approvata nel 2005 dalla Commissione europea e prevede un coinvolgimento internazionale. Nei prossimi giorni, quindi, oltre a testare le procedure del meccanismo europeo di protezione civile, l'esercitazione valuterà per la prima volta l'efficacia della risposta degli Stati membri (soprattutto Francia, Spagna, Portogallo e Svezia) nel predisporre l'invio di Squadre di esperti vulcanologi e di Squadre di assistenza e supporto alla popolazione straniera. Queste ultime dovranno supportare le Autorità italiane nell'identificare, assistere ed evacuare i cittadini stranieri presenti nella zona a rischio.
Marisa Ingrosso


PER SAPERNE DI PIU'
• Dipartimento della Protezione Civile

• Osservatorio Vesuviano

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