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Sabato 23 Settembre 2017 | 04:04

Pestano automobilista: a giudizio poliziotti

L'ispettore capo Pasquale Pipino e l'agente scelto Alfonso Gibilaro, entrambi di Bari sono in arresto da oltre 10 mesi. Il processo comincerà il 17 gennaio prossimo
BARI - Due poliziotti baresi - l'ispettore capo Pasquale Pipino, di 41 anni, e l'agente scelto Alfonso Gibilaro, di 32 - sono stati rinviati a giudizio per concorso in rapina pluriaggravata, lesioni personali, tentativo di violenza privata e falso in atto pubblico. Il processo comincerà il 17 gennaio prossimo dinanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Bari.
Lo ha deciso il gup del Tribunale di Bari Giovanni Leonardi accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm inquirente, Carmelo Rizzo, che il 15 novembre 2005 ottenne dal gip l'arresto dei due poliziotti: Pipino è tuttora detenuto in carcere, Gibilaro è sempre ai domiciliari. I due poliziotti, all'epoca dei fatti contestati, erano in servizio alla sezione Volante della questura di Bari. Pipino, mesi prima dell'arresto, era stato sospeso dal servizio per motivi disciplinari.

I fatti risalgono alla tarda serata del 17 gennaio 2005. Alcuni automobilisti percorrono una strada alla periferia sud di Bari, in zona San Giorgio, solitamente battuta da prostitute di colore. Tra i conducenti della auto ferme nella zona c'è un commerciante della provincia di Bari. E' un giovane di 35 anni, sposato e con figli. Racconterà più tardi al magistrato di essere stato di passaggio in quella zona, non certo per avere rapporti con una prostituta. All'improvviso, arriva una pattuglia della polizia. Automobilisti e prostitute fuggono. Fugge anche il commerciante che con l'auto imbocca una stradina di campagna, poi si ferma, ragiona e capisce che non ha nulla da temere. Torna indietro ma incappa subito nell'equipaggio della volante.
I poliziotti lo invitano a fermarsi e gli chiedono i documenti. Uno dei due agenti, l'ispettore - secondo la denuncia della vittima - all'improvviso comincia a picchiarlo con pugni, calci e con la torcia elettrica che impugna. Lo insulta, poi lo minaccia. Gli dice - sempre secondo il denunciante - che gli avrebbe sequestrato l'automobile, che gli avrebbe fatto revocare la licenza dell'esercizio commerciale, che gli avrebbe inflitto una sanzione di 7.000 euro per essere stato sorpreso in quella zona frequentata da prostitute. Poi i due agenti si fanno consegnare dall'uomo il portafogli per controllare i documenti: ci sono 800 euro in contanti che uno dei due agenti preleva e mette in tasca. Poi getta il portafogli nella vettura dell'automobilista e lo invita ad andar via.

L'uomo, umiliato, corre in ospedale dove si fa medicare traumi contusivi alla zigomo sinistro, al fianco sinistro e alla spalla sinistra. Poi va dai carabinieri e sporge denuncia. Gli atti arrivano sul tavolo del pm Rizzo che avvia indagini, delega gli accertamenti alla squadra mobile e ascolta la vittima delle violenze. Il magistrato si convince presto che il 35/enne è un uomo credibile, perchè fornisce una ricostruzione molto dettagliata dei fatti e riconosce i due poliziotti durante una ricognizione personale all'americana (fatta dietro un vetro a specchio, alla presenza dei due agenti poi arrestati e di alcune comparse). Elementi questi che consentono di chiudere il cerchio attorno ai due poliziotti.
Durante le indagini il pm Rizzo ha accertato che i due agenti, la sera del pestaggio, a fine turno, hanno inserito nel rapporto di fine servizio il controllo compiuto nei confronti del 35/enne (parte civile nel processo), ma hanno fornito un diverso nome di battesimo del controllato, pur annotando esattamente tutti gli altri estremi, compreso il numero del suo documento di identità. Hanno dichiarato però che l'uomo è stato controllato in un luogo diverso da quello in cui è avvenuto il brutale pestaggio. Forse - secondo l'accusa - per precostituirsi un alibi.

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