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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 06:07

«A Foggia mamme straniere discriminate»

Il sottosegretario per i diritti e le pari opportunità Donatella Linguiti denuncia norme vessatorie per le extracomunitarie che partoriscono negli Ospedali Riuniti
FOGGIA - «Sono otto anni che negli Ospedali Riuniti di Foggia è in uso una prassi che non corrisponde alle normative seguite da nessuno dei comuni d'Italia». E'la denuncia del sottosegretario per i diritti e le pari opportunità Donatella Linguiti che, nel corso della visita a Foggia, ha avuto modo di conoscere direttamente la situazione di disagio che vivono le mamme straniere che partoriscono negli Ospedali Riuniti.
La normativa vigente impone ad ogni neo-mamma di dichiarare la nascita del proprio bambino all'anagrafe; nel caso la donna che partorisce a Foggia sia straniera, però, le cose si complicano perchè è richiesto un documento dell'ambasciata che provi la capacità «giuridica» a riconoscere il proprio figlio naturale. Il tutto deve essere certificato all'anagrafe entro dieci giorni dal parto, pena l'affidamento a terzi del neonato. Questo comporta per le mamme straniere ingenti difficoltà organizzative e spese notevoli, di cui finora si sono fatti carico personalmente i medici del poliambulatorio interetnico transculturale dell'ospedale foggiano.
Il ministero dell'interno, congiuntamente all'Unar, l'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali costituito presso il dipartimento per i diritti e le pari opportunità, ha emanato in merito delle circolari nelle quali si sottolinea come «in nessun caso si debba esigere documentazione dello stato d'appartenenza, ma è sufficiente la dichiarazione di parte e l'ufficiale di stato civile deve procedere a registrare semplicemente quanto dichiarato dalla parte».
«L'anagrafe di Foggia rifiuta categoricamente di riconoscere i contenuti di queste circolari, obiettando che "in caso di filiazione naturale di cittadino straniero" occorre rifarsi alla legislazione degli stati esteri e dunque risulterebbe necessaria prova documentale proveniente dalle suddette ambasciate. La legge italiana, dunque - precisa il sottosegretario - in questo caso avrebbe due pesi e due misure: genitori in possesso di passaporti validi e di regolare dichiarazione rilasciata dalla sala parto, con firma del ginecologo e dell'ostetrica, come richiesto dalla legge italiana, non possono registrare i figli all'anagrafe».
«Non solo - prosegue il sottosegretario - : abbiamo già avuto una decina di casi di affidamento perchè i genitori, a dieci giorni dal parto, in un momento delicatissimo della loro vita familiare, non erano entrati in possesso del documento dell'ambasciata. Ci auguriamo, innanzitutto, che intervenga presto il tribunale dei minori per restituire i figli ai legittimi genitori. Soprattutto sollecitiamo, nello specifico, un'interpretazione adeguata della normativa. La legge italiana è una - conclude il sottosegretario - e bisogna applicarla correttamente nei confronti di quanti, nel momento in cui entrano nel nostro paese, devono sì rispettare le leggi ma esserne, contemporaneamente, tutelati».

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