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Giovedì 21 Settembre 2017 | 01:53

Protesta Cgil per manifesti antiabortisti

Secondo il sindacato, sono stati affissi all'interno degli Ospedali Riuniti di Foggia e facevano esplicito riferimento all'interruzione volontaria di gravidanza come ad un omicidio
FOGGIA - «Esplicito il riferimento all'assassinio provocato dalla donna che intende affrontare l'interruzione volontaria di gravidanza. Episodio grave e ricorrente: l'ospedale non può essere vetrina per posizioni fondamentaliste». E' quanto scrive in una nota la segreteria della Cgil di Foggia dopo in merito ad alcuni manifesti affissi all'interno degli Ospedali Riuniti di Foggia il cui contenuto - secondo il sindacato - è rivolto alla donna in un momento particolarmente doloroso della propria vita. «L'esplicito riferimento all'assassinio provocato dalla donna che intende affrontare l'interruzione volontaria di gravidanza - si legge nel comunicato della Cgil - è una palese violazione della dignità personale prima ancora dei diritti e del libero arbitrio della donna. Questo grave episodio è purtroppo ricorrente, ed è stato quindi, già denunciato dalla nostra organizzazione sindacale alla direzione generale ospedaliera».
«Oggi - prosegue il sindacato- nonostante sia stata reiterata la richiesta di intervento teso a rimuovere i manifesti in oggetto, peraltro autorizzati all'affissione dalla direzione sanitaria ospedaliera, si è constatato la permanenza vergognosa di tale messaggio. Non si può consentire che una azienda ospedaliera pubblica, diventi luogo di contrapposizioni ideologiche nè tanto meno vetrina di posizioni fondamentaliste. Ma soprattutto un atteggiamento così permissivo contrasta con il principio di laicità proprio di un'azienda pubblica, la cui attività è rivolta a tutti i cittadini senza discriminazione di sesso, religione e colore di pelle. «La nostra organizzazione - conclude- da sempre impegnata nelle battaglie per i diritti della donna, non ultima quella più recente, indirizzata alla difesa delle prerogative dei consultori, messe in discussione dal protagonismo misogino di esponenti della destra, disapprova con fermezza il tono estremista del linguaggio usato nel manifesto».

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