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Martedì 26 Settembre 2017 | 23:58

«In Puglia con l'indulto 3.160 detenuti in libertà»

Lo rende noto l'assessorato alle politiche sociali della Regione che, nel prossimo incontro col ministro alla Solidarietà, Paolo Ferrero, chiederà interventi per l'«inclusione sociale»
BARI - Sono 3.160 le persone detenute in Puglia, o sottoposte a provvedimenti non detentivi di esecuzione della pena, che hanno riavuto la libertà per effetto dell'indulto. Lo rende noto l' assessorato alle politiche sociali della Regione Puglia dove a fine agosto si è tenuto un incontro per fare il punto della situazione, in vista della riunione che domani tutti gli assessori regionali alle politiche sociali avranno con il ministro alla Solidarietà, Paolo Ferrero.
Al ministro l' assessore alle politiche sociali della Puglia, Elena Gentile (Ds), chiederà un impegno diretto e con risorse aggiuntive da parte del ministero per realizzare nella regione una serie di interventi che sono stati individuati.
Sono 1.412, in particolare, in tutta la Puglia i detenuti che hanno beneficiato del provvedimento di indulto (20.000 in Italia) e sono usciti dagli istituti penitenziari: a questi occorre aggiungere altre 1.750 persone che si trovavano in regime di esecuzione della pena non detentiva quando hanno beneficiato dell'indulto. Nel corso dell' incontro di fine agosto tenuto con i rappresentanti della prefettura, dell'amministrazione penitenziaria e del Centro per la giustizia minorile, l' assessore alle politiche sociali della Regione Puglia, Elena Gentile, ha annunciato la decisione di elaborare una strategia per mettere a sistema una rete di strutture e di interventi in favore dell'inclusione sociale degli ex-detenuti e delle loro famiglie, nell' ambito del Documento Strategico 2007-2013.
Delle 3.160 persone che hanno beneficiato dell' indulto, sono donne circa il 7%; 41 i minorenni, 18 dei quali detenuti, mentre gli altri sono nell'area penale esterna, cioè sottoposti a regimi alternativi alla detenzione (messa alla prova, affidamento ai servizi sociali, comunità educativa).
Per circa 850 persone che hanno beneficiato dell' indulto e dei quali sono stati analizzati i fascicoli, è emerso che hanno problemi di dipendenza patologica. Circa 280 sono coloro che presentano disturbi psichici o patologie psichiatriche. «Il problema nei problemi» riguarda proprio questa fetta di ex detenuti che, finchè erano in esecuzione della pena, erano anche obbligati a seguire un percorso terapeutico o riabilitativo, mentre lasciato il regime di detenzione o le altre misure restrittive possono sfuggire, come già sta accadendo in molti casi, al controllo e al monitoraggio dei centri di cura.
Oltre alle emergenze di tipo sanitario e socio-sanitario, le altre criticità riguardano le difficoltà connesse con l' assenza o la fragilità del nucleo familiare di provenienza (che incide in particolare per i minorenni, che sono anche minorenni non accompagnati), e l'assenza di opportunità di occupazione e per l'inserimento lavorativo, problema strettamente connesso al rischio di marginalità sociale che porta con sè il rischio di recidiva.
«Abbiamo pertanto concordato - sintetizza l' assessore Gentile - sulla opportunità di considerare l'emergenza indulto come una occasione da non perdere per avviare una nuova consuetudine di collaborazione tra istituzioni diverse e per collocare in un quadro di ordinarietà la costruzione di una rete di servizi capaci di accogliere gli ex-detenuti nella società pugliese e nelle comunità locali». Quello che manca in Puglia, secondo Gentile, «è un canale dedicato per l'accesso degli ex-detenuti al mondo del lavoro, costruito non tanto e non solo da sportelli di intermediazione lavorativa, di orientamento e di valutazione delle competenze, ma soprattutto un sistema di incentivi per le realtà produttive pugliesi che devono accettare di accogliere ex-detenuti tra i propri lavoratori, e centri socio-educativi e di inserimento lavorativo per detenuti ed ex-detenuti che possano insegnare un mestiere e orientare verso nuove motivazioni le persone sottoposte a misure restrittive».
In questa logica si inseriscono alcune opportunità che già nel breve termine saranno messe in campo: l'amministrazione penitenziaria e l' Uepe (Ufficio esecuzione penale estrema) hanno presentato 3 progetti per l'inserimento lavorativo delle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione, nelle province di Bari, Brindisi e Taranto, per un importo di 170.000,00 provenienti dalla Cassa delle Ammende. E la Regione Puglia, dopo avere finanziato nella primavera scorsa, con risorse del Por Puglia (3 Meuro della Misura 3.4), progetti per la formazione e i tirocini formativi di minori dell'area penale, ha pubblicato un Avviso per il finanziamento con 6 Meuro (risorse Cipe) i «Patti per l'inclusione sociale, la sicurezza e la legalità».

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