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Giovedì 21 Settembre 2017 | 10:54

Cassazione: non sono «paterne» le palpatine del Prof

Bocciata l'assoluzione della Corte d'Appello di Bari nei confronti di un docente di matematica, Ciro S., con il vizio di mettere le mani addosso alle ragazzine durante l'ora di lezione
ROMA - Non si può assolvere un professore di scuola media se palpeggia le allieve davanti a tutta la classe, sostenendo che proprio la platealità dei «toccamenti» - su cosce e seni - sarebbe una prova «dell'atteggiamento paterno» del docente verso le allieve. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 28337 - che ha bocciato il verdetto "innocentista" pronunciato dalla Corte di Appello di Bari, nel 2004, nei confronti di un docente di matematica, Ciro S., con il vizio di mettere le mani addosso alle ragazzine durante l'ora di lezione.
In particolare gli "ermellini" della Terza sezione penale hanno accolto il ricorso del procuratore generale di Bari insorto contro l'assoluzione del "prof" palpeggiatore, condannato - invece - in primo grado dal Tribunale di Foggia nel 2002, per violenza sessuale, a un anno e quattro mesi di reclusione. Per la Corte di Appello gli «atteggiamenti particolari» dell'imputato erano «paterni», benchè «riprovevoli», e non avevano fini sessuali in quanto compiuti in aula e non in luoghi appartati. Dunque - dicevano i giudici baresi - erano gesti di «incuranza e involontarietà» e, quindi, sebbene «censurabili sul piano dei rapporti sociali», non erano «significativi sotto il profilo sessuale».
Questo punto di vista non ha convinto la Suprema Corte che non ha condiviso la tesi 'buonistà in base alla quale Ciro S. non avrebbe potuto soddisfare le proprie pulsioni sessuali in classe, e che se mai lo avesse voluto, lo avrebbe fatto altrove lontano dagli sguardi degli altri studenti. Così i giudici supremi hanno annullato l' assoluzione, rinviando gli atti ad un'altra sezione della Corte di Appello di Bari che dovrà essere meno comprensiva con il docente incriminato. La bocciatura dell'assoluzione è stata supportata anche dalla requisitoria del Sostituto procuratore generale di Piazza Cavour, Vincenzo Geraci, che ha chiesto l'appello bis.

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