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Giovedì 21 Settembre 2017 | 19:53

08/08/1956: nella miniera di Marcinelle morivano in 262, 22 i pugliesi

Complessivamente perirono 136 minatori italiani. Presentate le iniziative organizzate dal Ministero degli Affari esteri per il 50° anniversario della strage
ROMA - Attualità, memoria e identità: saranno queste le caratteristiche delle iniziative organizzate dal Ministero degli Affari esteri per il 50° anniversario della strage di Marcinelle dell'8 agosto 1956.
«Oltre ai doveri istituzionali, è nostra intenzione caratterizzare questo anniversario non con una semplice celebrazione, ma con una riflessione in termini di attualità su quanto accadde nella miniera di Marcinelle», ha detto Franco Danieli, viceministro degli Affari esteri con delega agli Italiani nel mondo, presentando oggi alla Farnesina una serie di iniziative per ricordare la strage in Belgio che causò la morte di 136 minatori italiani.
«Quella tragedia è un pezzo della storia contemporanea italiana ed europea -ha osservato Danieli- ed è per questo motivo che nelle celebrazioni ricorderemo anche i morti non italiani. I numeri delle morti sul lavoro -osserva il viceministro- sono riportati nel volume grazie anche a dei dati forniti dall'Inail, che riportano gli infortuni sul lavoro dal 1951 ad oggi, oltre alla differenziazione per settore ed attività».
«Nel corso dei decenni -ha proseguito Danieli- è sensibilmente aumentata la tutela dei lavoratori e la sicurezza sul lavoro; questo passo è dovuto anche a seguito di quanto avvenuto a Marcinelle, da lì la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (Ceca) prese in considerazione i problemi della sicurezza con un'iniziativa, di fatto europea, che portò alla modificazione delle leggi sulla sicurezza in miniera».
«Memoria e identità -ha osservato il viceministro Franco Danieli- non devono essere solo una riflessione per le generazioni passate, ma anche per quelle giovani; ed è per questo motivo che sollecito le Autonomie scolastiche per favorire l'inserimento di un'iniziativa, avviata insieme al ministro Fioroni della Pubblica istruzione. Tale iniziativa servirà per le nuove generazioni per comprendere a pieno la realtà dei lavoratori italiani immigrati all'estero, del loro sacrificio e della loro sofferenza. Quindi -ha concluso il viceministro- la celebrazione di questo anniversario non vuole essere retorica, tantomeno rituale, ma attuale nella sua celebrazione. E' questo secondo noi il modo migliore per rendere omaggio a quei caduti».
Il volume ha visto inoltre la partecipazione del presidente della Commissione Lavoro del Senato, Tiziano Treu, che, intervenendo alla presentazione del volume su Marcinelle e delle iniziative per l'anniversario ha affermato: «L'attualità dei temi affrontati in occasione di queste iniziative è evidente. Il lavoro è ancora fonte di ingiustizie e sacrifici. A distanza di 50 anni -ha continuato Treu- purtroppo il nostro Paese è ancora quello in cui si segnalano maggiori morti sul lavoro. Nonostante dal punto di vista normativo l'Europa sia unita sul tema della sicurezza sul lavoro, ci sono ancora grandi disuguaglianze nell'applicazione di tali norme».
«Ieri erano le miniere, oggi sono i cantieri e i sottoscala i luoghi in cui si verificano fatali incidenti sul lavoro. Purtroppo -ha detto ancora Treu- c'è ancora poco cultura della sicurezza, una bassa politica di informazione, ed entrambi sono alla base della prevenzione per i lavoratori. In tal senso -ha continuato Treu, la cui introduzione è presente sul volume su 'Marcinelle-50 anni dopò- la Camera e il Senato hanno avviato una commissione d'inchiesta su tutti gli aspetti del lavoro italiano, che ha un obiettivo concreto: mettere insieme un testo unico sulla sicurezza nel lavoro».
«Le celebrazioni del 50° anniversario di Marcinelle -ha concluso Treu- assumono un'importanza fondamentale visto anche che l'8 agosto è la giornata del sacrificio del lavoro italiano».


UNA TRAGEDIA DI QUANDO GLI ITALIANI ERANO «MERCE DA LAVORO»
Mezzo secolo fa 136 minatori italiani morivano nella catastrofe della miniera di Marcinelle , in Belgio. Era l'8 agosto 1956 e ancora oggi, dopo 50 anni, resta vivo il ricordo di quel tragico incidente, in cui persero la vita ben 262 persone. All'inizio era sembrato solo un banale incidente: un carrello della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier, fuoriuscito dalle guide, si era schiantato su cavi elettrici ad alta tensione privi di griglia protettiva. Ma l'incendio che ne scaturì, in un pozzo a 975 metri di profondità, si propagò immediatamente in tutte le gallerie, facendo scattare la trappola mortale: 274 minatori del turno 6-14, il primo della giornata, rimasero imprigionati nelle viscere della terra.
Solo 13 di loro ne uscirono vivi, per gli altri 262 le operazioni di salvataggio furono inutili Nel pomeriggio dello stesso giorno venne tratto in salvo l'ultimo superstite ma la speranza durò disperatamente fino al 22 di agosto, quando l'ultima squadra di salvataggio risalì da oltre 1000 metri di profondità restituendo alla folla dei familiari un verdetto senza appello: «tutti cadaveri».
Più della metà dei 262 minatori deceduti tra i fumi e i gas tossici erano italiani. Di questi una sessantina proveniva dalla Regione Abruzzo, e in particolare dalla provincia di Pescara, 22 erano pugliesi e 12 marchigiani. Altre dieci regioni italiane piansero le loro vittime.
Da allora Marcinelle divenne uno spartiacque tra il "prima" e il "dopo": lo Stato italiano, sull'onda della commozione e della rabbia popolare, decise di mettere fine al protocollo bilaterale del 1946 che facilitava i viaggi dei disoccupati italiani in Belgio. E anche i belgi stessi presero per la prima volta coscienza del dramma dei minatori, considerati fino ad allora "merce da lavoro" La tragedia fu uno spartiacque anche per la Ceca e la Comunità Europea di allora che, dopo la catastrofe, cominciarono ad attivarsi per migliorare gli standard di sicurezza nei settori industriali a rischio. Da lì venne la spinta ad approvare regolamenti, direttive e raccomandazioni sulla protezione dei lavoratori più esposti, sulle condizione minime a loro tutela e, in generale, sul diritto del lavoro, anche alla luce di una serie di incidenti nelle miniere del Belgio che tra il 1946 e il 1963 provocarono tra gli italiani 867 vittime.
Da quel lontano 1956, la tragedia di Marcinelle divenne il simbolo del sacrificio di tutti gli emigranti italiani. Solo in quell'anno, infatti, partirono per il Belgio 140.000 italiani, di cui 18.000 donne e 29.000 bambini. Moltissimi di loro erano calabresi, di San Giovanni in Fiore, Caccuri, Cerenzia, Castelsilano, Santa Severina, Rocca Bernarda, Savelli, Scandale, di tutta la Sila e del crotonese.
Per onorare e ricordare i nostri emigranti, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel maggio 2005 decretò, su proposta del ministro dell'Interno, il conferimento della medaglia d'oro al Merito Civile ai 136 minatori italiani morti nella miniera.
La motivazione delle medaglie d'oro recita per sciascuna delle vittime: «Lavoratore emigrato in Belgio, in seguito alla tragica esplosione di gas verificatasi nella miniera di carbone di Marcinelle, rimaneva bloccato, in un pozzo a più di mille metri di profondità, sacrificando la vita ai più nobili ideali di riscatto sociale. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani all'estero, meritevole del ricordo e dell'unanime riconoscenza della Nazione tutta».
Prima dell'onoreficenza, quattro anni prima, nel 2001, su proposta di Mirko Tremaglia, proprio in nome delle vittime di Marcinelle il governo istituì la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo.

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