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Sabato 23 Settembre 2017 | 21:55

Trasfusioni di sangue "rivoluzione" in Puglia

Il Consiglio regionale continua la seduta - maratona. A maggioranza (del centrosinistra), approvata la riforma della gestione nei distretti. L'assessore alla Salute, Alberto Tedesco: «Stiamo creando un sistema "a rete"» • Varata nel pomeriggio la legge su "princìpi e organizzazione del servizio sanitario regionale", con l'opposizione del centrodestra: per Palese (capogruppo di Forza Italia) manca la copertura finanziaria
Assessore Alberto Tedesco BARI - È stato approvato a maggioranza dal Consiglio regionale della Puglia, con l'astensione dell'opposizione di centrodestra, il disegno di legge che prevede norme di organizzazione del sistema trasfusionale regionale.
Il testo riorganizza su scala regionale la gestione del sangue, «razionalizzando ed ottimizzando il suo impegno per garantire - è detto nella relazione del disegno di legge - una sicura tutela dei destinatari finali e, nel contempo, per sottrarlo alle possibili mire speculative nei passaggi dalla raccolta alla conservazione, dal trattamento alla distribuzione».
Uno degli obiettivi - è stato spiegato dall'assessore alle politiche della Salute, Alberto Tedesco - è quello del «superamento del dimensionamento su singole strutture trasfusionali, basate su bacini di popolazione o su rigidi ambiti aziendali, dirigendosi verso un sistema trasfusionale a "rete", governato a livello regionale sia sotto il profilo del controllo della funzione strettamente produttiva, sia sotto il profilo del governo delle attività assistenziali, tradizionali e innovative».

Il disegno di legge prevede l'istituzione del Coordinamento regionale per le Attività trasfusionali (Crat) e dei Dipartimenti Interaziendali per la Medicina Trasfusionale (Dimt). Questi ultimi - che coincideranno con i territori provinciali (unica eccezione per la Provincia di Bari nella quale, per l'elevato numero di popolazione residente, sono previsti due dipartimenti) - vengono intesi, in particolare, come strumento di programmazione che consentiranno di superare «la frammentazione delle funzioni trasfusionali attualmente erogate da strutture nelle quali prevale, a volte, l'attività produttiva e, a volte, l'attività clinica». E saranno sempre i Dipartimenti ad individuare un migliore utilizzo della donazione del sangue e la maggiore valorizzazione professionale di tutti gli operatori che sono impegnati nel servizio.

Con il disegno di legge la Regione riconosce il valore «insostituibile» del volontariato e quindi promuove lo sviluppo delle Associazioni e delle Federazioni dei donatori volontari di sangue.

Le strutture che devono realizzare le attività di medicina trasfusionale della Puglia sono: il Centro regionale di coordinamento e compensazione; i servizi di immunoematologia e medicina trasfusionale; le sezioni trasfusionali e le unità di raccolta fisse e mobili.
Nell'assessorato regionale alla Sanità sarà costituita, inoltre, la Commissione tecnico-scientifica per le attività trasfusionali, nominata, con delibera, dalla giunta regionale.
Sarà al lavoro anche il Centro regionale di coordinamento e compensazione (già istituito il 4 maggio del '90 con la legge n.107) che avrà il compito, in via prioritaria, di assicurare il raggiungimento dell'autosufficienza di sangue, plasma ed emoderivati a livello regionale.

Nel corso del dibattito, i contrasti maggiori si sono registrati in aula sulle tabelle , quelle con le quali viene distribuita la rete trasfusionale in Puglia. Consiglieri foggiani della maggioranza (Dino Marino, Giuseppe Lonigro e Giovanni De Leonardis), in particolare, hanno presentato emendamenti che avevano lo scopo di rafforzare la presenza di strutture trasfusionali sul territorio.

Gli emendamenti, dopo una riunione con l'assessore Tedesco consentita da una sospensione dei lavori del Consiglio, sono poi stati ritirati con l'assicurazione, da parte dell'assessore, che nel piano regionale di salute «saranno riconsiderate tutte le mappe di distribuzione, alla luce di una valutazione più organica e complessiva».
La maggioranza ha poi respinto gli emendamenti presentati dal centrodestra (che ha più volte chiesto l'appello nominale), tra i quali quello illustrato in aula da Sergio Silvestris (An) con il quale veniva proposta l'istituzione di una unità trasfusionale a Bisceglie (Bari). Il centrodestra, tra l'altro, ha anche fatto propri gli emendamenti presentati dai consiglieri foggiani di maggioranza che erano stati ritirati, trasformandoli in subemendamenti, con l'obiettivo, fallito, di far emergere dissensi nella maggioranza.

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