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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:27

Gravina - «Non c'è stata nessuna faida familiare»

Fonti della Polizia hanno finito per escludere completamente l'ipotesi che la scomparsa di Francesco e Salvatore - i fratellini di 11 e 13 anni di cui non si ha più traccia da 50 giorni - possa essere responsabilità o del padre o della madre, che sono separati e che hanno formato due nuove famiglie. Si cerca ancora con i cani
Francesco e Salvatore i due fratellini scomparsi a Gravina GRAVINA IN PUGLIA (Bari) - La faida familiare non c'entra. Sulla scomparsa dei fratellini Francesco e Salvatore Pappalardi, secondo le indagini della Polizia, non avrebbero avuto alcun ruolo né la loro mamma, Rosa Carlucci, né il loro papà, Filippo Pappalardi, né gli altri familiari dei due ragazzini spariti nel nulla da Gravina in Puglia il 5 giugno scorso.
Lo ammettono gli stessi investigatori, i quali fanno capire che le indagini finora compiute consentono di affermare che sia la mamma sia la famiglia non avrebbero avuto alcun ruolo «né fattuale né progettuale nella scomparsa dei ragazzini». Gli stessi investigatori sottolineano anche, senza troppi giri di parole, che le speranze di trovare vivi i due ragazzini di 13 e 11 anni si riducono col passare dei giorni, così come rischia di essere spazzata via la speranza che le indagini possano subire a breve uno sviluppo significativo.
Del resto le ricerche compiute da ieri con i cani da maceria dei Corpo forestale dello Stato riassumono efficacemente il pensiero della Polizia: si vuol capire se la gravina (profonda frattura naturale del suolo ricca di vegetazione, anfratti e grotte) e la città vecchia nascondono i corpi dei due ragazzini.
In particolare si controllano, anche con cani della Polizia, abitazioni e locali del borgo antico (dove i fratellini furono avvistati prima della scomparsa) sotto i quali si trovano grotte e cavità. All'interno potrebbero essere trovate tracce di "Ciccio" e "Tore" e potrebbe essere scritta la parola fine almeno ad una parte del giallo che dura ormai da 50 giorni.
Accantonata al momento l'ipotesi della vendetta familiare, al vaglio della Squadra mobile di Bari, diretta da Luigi Liguori, c'è la pista che ipotizza che "Ciccio" e "Tore" siano rimasti vittime di qualcosa accaduto «esternamente alla famiglia».
Tra queste, l'ipotesi della pedofilia che - si affrettano a precisare fonti della Questura - è solo una delle piste al vaglio: una pista che, come tutte le altre, è finora priva di qualsiasi riscontro. Infatti, si ipotizza anche che i due abbiano avuto una lite finita male con coetanei o con persone più grandi di loro.

Fino a poco tempo fa sulla mamma dei due ragazzini, Rosa Carlucci, si erano concentrati in parte gli accertamenti della Polizia: non a caso la donna era stata ascoltata per 13 volte come "persona informata dei fatti". Come testimoni erano stati sentiti ripetutamente Nicola Nuzzolese, convivente della donna, il papà dei due ragazzini, Filippo Pappalardi, che li aveva in affidamento, e la sua convivente Maria Ricupero. Ognuno di loro ha sempre ripetuto di non saper nulla della sorte dei ragazzini e le indagini hanno sinora dato loro ragione.
Inutile dire che su Rosa Carlucci si erano anche addensati, oltre ai sospetti della Polizia, quelli della città di Gravina. Una settimana dopo la scomparsa il sindaco della città, Rino Vendola, disse che era in corso una «faida familiare». «Sono ottimista - disse - i bambini sono protetti da qualcuno. Quanto accaduto è solo il frutto della disgregazione familiare». Una settimana più tardi il parroco della chiesa di San Matteo, Michele Paternoster, disse che i due fratellini frequentavano assai raramente. E don Michele fu durissimo su Carlucci, che, per sua stessa ammissione, aveva visto solo in televisione. «Per me - disse - bisogna indagare sulla mamma. Questa donna è gelida, fredda, distaccata. È come se questa cosa l'avesse studiata e realizzata».
Roberto Buonavoglia

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