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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:27

Puglia - Battaglia sulla famiglia

"Maratona" del Consiglio sul disegno di legge che riguarda il welfare. Rientrata la richiesta di dimissioni del presidente dell'assemblea, Pietro Pepe. La destra attacca sul tema "pacs"
Consiglio Regione Puglia - Pietro Pepe BARI - Clima più disteso in Consiglio regionale dove sono ripresi i lavori con l'apertura della discussione generale sulla legge sulla famiglia, il disegno di legge sul welfare. La sospensione dei lavori ha consentito una riunione dei capigruppo durata oltre un'ora, nella quale è stato accolto l'invito del presidente del consiglio regionale, Pietro Pepe, ad affrontare il confronto con maggiore pacatezza. Pepe, in particolare, alla ripresa dei lavori ha parlato di «equivoci intercorsi, dovuti anche all'eccitazione della giornata». È così "rientrata" la decisione dell'opposizione di centrodestra di chiedere le dimissioni di Pepe. L'opposizione - così come aveva richiesto in aula An - ha ottenuto il parere dell'ufficio legislativo del Consiglio sull'iter della legge, «stravolta», secondo la minoranza, in sede di commissione rispetto al testo licenziato dalla giunta regionale.
Secondo l'ufficio legislativo è vero che il disegno di legge ha subito numerose integrazioni e variazioni durante l'esame in commissione, a cominciare dal titolo, ma esso risulta «conforme ai principi della Costituzione e in armonia con le norme statutarie e comunitarie».
È stato inoltre stabilito il termine di presentazione degli emendamenti (l'opposizione ne ha annunciati 5.500): le ore 11 di domani mattina.

Il dibattito in aula sul disegno di legge sulla riforma del Welfare ha fatto registrare finora posizioni già emerse durante l'iter del provvedimento. Il primo ad intervenire è stato il consigliere Nicola Tagliente (FI): ha annunciato che se il disegno di legge verrà approvato, sarà proposto dal centrodestra un referendum abrogativo. Giammarco Surico, presidente del Gruppo misto, ha detto che la Cdl è «pronta all'ostruzionismo per la difesa della famiglia di diritto». Antonio Buccoliero (Udeur) ha espresso la «massima condivisione» del disegno di legge, anche se «rimangono degli aspetti che non convincono e che affronteremo in aula».
Angelo Cera, capogruppo dell'Udc, ha sostenuto che il disegno di legge «è l'anticamera del Pacs» e «la Regione Puglia farà da apripista al governo per i Pacs».
Per "l'Italia dei valori" è intervenuto Vito Bonasora: «il disegno di legge rappresenta - ha sostenuto - un autentico atto di coraggio politico, un atto che invita a non essere ipocriti, a non chiuderci nei gusci ideologici».
Ignazio Zullo per "la Puglia Prima di tutto": «il ddl è un collage di norme già vigenti in Puglia e che già tutelavano tutti i cittadini pugliesi».
Molto sentito l'intervento del consigliere della Margherita Pina Marmo, di pieno sostegno al progetto, parole che hanno messo fine alle voci di strappi all'interno della maggioranza di centrosinistra. Di qui l'invito di Pina Marmo a mettere fine a «tentativi di strumentalizzazione», e, soprattutto, «che non si vada alla ricerca di sofismi perché si parli di quello che non c'è». «Stiamo dibattendo - ha precisato Pina Marmo - di una legge sui servizi sociali e non su una legge che statuisce nuovi modelli di famiglia». «E non parliamo di Pacs - ha continuato il consigliere della Margherita -. I Pacs non sono menzionati in nessuna parte della legge che invece pone attenzione alla famiglia di diritto. Si tratta di riconoscere alcuni diritti a uomini e donne che si trovano in stato di difficoltà. Stiamo investendo sulle persone, sulla loro dignità». «Non stiamo certamente riconoscendo i matrimoni gay - ha continuato ancora Marmo -. E non stiamo distruggendo la famiglia, se mai la stiamo ripuntellando». Marmo ha quindi concluso suggerendo una iniziativa: dopo un po' di tempo dall'entrata in vigore della legge procedere con una «valutazione di impatto familiare», accertare cioè come inciderà sulla famiglia avere a disposizione i servizi previsti dalla legge.
L'assessore regionale all'Ambiente, Michele Losappio, ha detto: «non mi convince la fotografia di un Paese diviso in due, bianchi e neri, sulla base della fede, del credo o della religione. Esistono se mai tre posizioni: oltre al laicismo e al suo opposto, c'è la terza posizione che è di equilibrio tra laicità dello Stato e rispetto della fede religiosa, posizione questa che io vedo rappresentata in questa legge».

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