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Domenica 24 Settembre 2017 | 01:38

Sanità - L'on. Fitto depone alla Camera

L'ex governatore della Puglia - esponente di Forza Italia - mercoledì 28 giugno risponde alla giunta per le autorizzazioni a procedere. L'organismo dovrà decidere se accettare o no la richiesta del suo arresto. Torna libero l'editore Pagliaro
Raffaele Fitto BARI - Domani, 28 giugno, alle 9, l'ex presidente della giunta regionale pugliese Raffaele Fitto - esponente della Cdl - sarà ascoltato dalla giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati, chiamata ad esaminare la richiesta di arresti domiciliari nei suoi confronti formulata dalla Procura della Repubblica di Bari nell'ambito dell'inchiesta su presunte tangenti nella sanità pugliese.
L'audizione si svolge in ossequio a quanto previsto dal regolamento interno di Montecitorio in base al quale la giunta, prima di deliberare, invita il deputato interessato a fornire i chiarimenti che egli ritenga opportuni. Raffaele Fitto, ex presidente della Regione Puglia, parlamentare e coordinatore di Forza Italia in Puglia, ha reso noto che il suo collegio difensivo è composto dagli avvocati Giulia Bongiorno e Francesco Paolo Sisto.

Intanto torna in libertà l'editore salentino Paolo Pagliaro, proprietario dell'emittente Telerama, posto ai "domiciliari" il 20 giugno scorso con l'accusa di corruzione nell'indagine che ruota attorno all'ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto.
Ne danno notizia i legali di Magliaro - avvocati Fabio Valenti, Giancarlo Dei Lazzaretti e Pasquale Corleto - che ricordano di aver prodotto al giudice Giuseppe De Benedictis, che ha revocato il provvedimento cautelare, documenti ed argomenti utili a dimostrare «l'infondatezza dell'impianto accusatorio». Sulla revoca degli arresti si era espressa favorevolmente la Procura di Bari, a condizione che la misura detentiva venisse sostituita dall'interdizione dall'attività d'impresa per il periodo massimo di due mesi.
A Pagliaro, in concorso con Fitto e con l'amministratore unico della Seap (la Società che gestisce gli aeroporti pugliesi), Domenico Di Paola (indagato a piede libero), è contestato il reato di corruzione. Secondo l'ipotesi d'accusa, Di Paola (su istigazione di Fitto), tra marzo e aprile 2005, affidò la campagna pubblicitaria relativa all'entrata in funzione della nuova aerostazione di Bari a Telerama, senza bandire una gara di evidenza pubblica. In cambio del favore fatto a Pagliaro, Fitto - secondo i Pubblici Ministeri - avrebbe ricevuto la promessa di ottenere l'appoggio politico di quest'ultimo e di Telerama alle elezioni politiche regionali. Per questo motivo - ritiene la Procura - fu trasmesso più volte da Telerama il confronto Fitto-Vendola precedentemente mandato in onda dall'emittente La7 e ritenuto da Fitto come a lui favorevole.

Durante l'interrogatorio di garanzia, Pagliaro ammise di aver ricevuto dalla Seap un compenso di 5.700 euro per la pubblicità del nuovo aeroporto di Bari, ma sostenne che non ci fu alcuna corruzione perché per quel tipo di commessa non è necessaria alcuna gara di evidenza pubblica. «La Seap - ribadiscono oggi i legali dell'imprenditore - non ha subito alcun danno e ha pagato per un servizio, dato che gli spot commissionati sono andati in onda regolarmente. Quindi è stata respinta l'ipotesi corruttiva poiché la trasmissione di cui avrebbe beneficiato Fitto era invece un confronto tra Fitto e Vendola che in base alla "par condicio" prevedeva gli stessi minuti per l'uno e per l'altro».

Nell'inchiesta è coinvolto anche l'imprenditore ed editore romano Giampaolo Angelucci, finito agli arresti domiciliari con l'accusa di aver elargito al partito di Fitto - "La Puglia prima di tutto" - una presunta mazzetta da 500mila euro in cambio dell'aggiudicazione di un appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici residenze sanitarie assistite. Per questo episodio, Fitto (che respinge ogni addebito) e Angelucci sono accusati di concorso in corruzione e di finanziamento illecito ai partiti.

Nell'interrogatorio di garanzia svoltosi ieri Angelucci ha ammesso di aver elargito a Fitto finanziamenti per 500mila euro, ma ha assicurato che quel danaro non era una tangente ma un contributo lecito, iscritto nei bilanci delle sue società.

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