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Domenica 24 Settembre 2017 | 01:43

Blitz di Polizia e Ros contro la Scu leccese

Sono accusate di una serie di fatti di sangue e agguati nella zona tra Surbo, Trepuzzi, Squinzano e Lecce tra la fine degli anni novanta e l'inizio del 2000 le cinque persone colpite da altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite all'alba di oggi da agenti della Squadra Mobile della Questura del capoluogo salentino, insieme a militari dei Reparti Operativi Speciali dei Carabinieri
LECCE - Sono accusate di una serie di fatti di sangue e agguati nella zona tra Surbo, Trepuzzi, Squinzano e Lecce tra la fine degli anni novanta e l'inizio del 2000 le cinque persone colpite da altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite all'alba di oggi da agenti della Squadra Mobile della Questura del capoluogo salentino, insieme a militari dei Reparti Operativi Speciali dei Carabinieri. Si tratta di Oronzo Cagnazzo, 32 anni, di Surbo, Andrea De Santis, 29 anni, di Lecce ma residente a Maclodio nel bresciano, Maurizio Marzo, 33 anni, già detenuto, di Lecce, Vincenzo Presta, 42 anni, di San Donaci nel brindisino, già detenuto, Antonio Tafuro, di 33 anni, di Surbo, già detenuto. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Lecce, Ercole Aprile. Gli arrestati sono ritenuti appartenenti ai clan della Sacra Corona Unita.
Il procedimento penale che ha portato all'emissione delle misure restrittive costituisce il prosieguo di altre indagini sfociate in procedimenti già definiti con sentenze di condanna a carico di Massimiliano Bello ed altri, nell'Operazione «Arpia» a carico di Oronzo Cagnazzo ed altri, a carico di Filippo Cerfeda ed altri, che hanno consentito di delineare in maniera sufficientemente chiara l'evoluzione delle organizzazioni criminose, attive nel capoluogo e nelle zone a nord di esso, in particolare a Surbo, sul finire degli anni Novanta e in quelli immediatamente successivi, suffragate dal contributo conoscitivo dei capi dei singoli clan in lotta fra loro, poi divenuti collaboratori di giustizia: Dario Toma, Franco Vincenti e Filippo Cerfeda.

Nell'ambito dell'attuale procedimento, ai numerosi e precisi riscontri indiziari, si sono aggiunte le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Giuseppe Vincenti e Giancarlo Mazzei, che hanno consentito di ricostruire le dinamiche criminose del gruppo facente capo a Cosimo Presta, per la zona di Surbo, e ai fratelli Antonio e Patrizio Pellegrino, per la zona di Squinzano, clan entrambi contrapposti al sodalizio capeggiato da Dario Toma e poi da Filippo Cerfeda, ed in particolare dei delitti commessi ai danni di Toma, Cerfeda e di personaggi a questi affiliati o ritenuti vicini, nel periodo compreso fra l'inizio del 1999 e la metà del 2001.
In particolare vengono contestati a Oronzo Cagnazzo, a Maurizio Marzo e ad Antonio Tafuro i reati di sequestro di persona, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un fucile mitragliatore Kalashnikov e di diverse pistole e rapina ai danni di Roberto Maggio e Carmelino Giordano avvenuti a Surbo tra il 4 e il 5 febbraio 1999. Entrambi sarebbero responsabili anche del tentato omicidio di Mario Perrone, avvenuto a Surbo l'11 febbraio 1999.
A Cagnazzo viene attribuito il tentato omicidio di Maurizio Macella, avvenuto il 20 febbraio del 1999 a Trepuzzi. Ad Andrea De Santis e a Vincenzo Presta viene contestato il reato di omicidio, il primo come esecutore materiale e il secondo come mandante, di Giancarlo Fantastico e di Cosimo Conversano, e anche il tentato omicidio di Giuseppe Ricciardi, Ivan Cipponi e Ezio Immorlano, avvenuti a Squinzano il 18 maggio del 1999, nonchè, nella stessa occasione, la detenzione ed il porto illegale in luogo pubblico di un fucile mitragliatore Kalashnikov e di altre armi.
Presta è accusato di essere il mandante degli omicidi di Giuseppe Ricciardi, avvenuto il 29 luglio del 1999 a Casalabate, vicino Lecce, e di Fabrice Negro e Antonio Della Bona, avvenuto a a Surbo il 13 marzo del 2001, mediante l'uso di fucili Kalashnikov. Deve rispondere come mandante, in concorso con altre persone, del danneggiamento dell'esercizio commerciale 'Nt Solution' di proprietà di Lucia Ingrosso, il 18 luglio del 2001.
Il reato di danneggiamento viene contestato anche a Cagnazzo, Maurizio Marzo e Antonio Tafuro in relazione all'esplosione di due ordigni esplosivi ai danni dell'esercizio commerciale 'Stockhousè di proprietà di Marzia Mazzotta, moglie di Dario Toma. Gli attentati accaddero a Lecce tra il 24 e il 27 febbraio del 1999. Infine Cagnazzo e Marzo sono accusati di danneggiamento mediante un ordigno esplosivo della sede dell'Unione Sportiva di Trepuzzi, al cui interno vi era una bisca clandestina gestita da Toma. L'episodio avvenne il 14 febbraio del 1999.

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