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Lunedì 25 Settembre 2017 | 17:20

Bari e Brindisi fra le "città strategiche"

Sono entrate fra i Comuni della Rete nazionale, nella quale c'era già Lecce. Il sindaco del capoluogo pugliese, Emiliano: chiesto al ministro Bersani l'accesso ai fondi strutturali
Michele Emiliano VERONA - Un appello al governo Prodi, sottolineando la necessità urgente di particolari attenzioni e risorse da dedicare alle politiche urbane, viene rivolto dalle città della Rete del Piano Strategico che oggi a Verona hanno concluso i loro lavori.
«Il solo modo per rilanciare sviluppo e competitività del Paese - dice il presidente della Rete, il sindaco di Verona Paolo Zanotto - è di investire in modo convinto e massiccio sulle città medie, che rappresentano il vero tessuto connettivo italiano sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale».
«Non si devono considerare motori dello sviluppo solo le grandi aree metropolitane o i capoluoghi di regione. Anche città come Verona, Catania o Ferrara - aggiunge - sono sedi di servizi e competenze di eccellenza, che hanno necessità di essere potenziati e di essere messi in rete. Possono così diventare traino di un'area vasta, che spesso va oltre i tradizionali confini amministrativi costituiti da Comuni, Province e Regioni».

Della Rete delle Città Strategiche fanno parte, oltre a Verona, Firenze, Torino, Venezia, La Spezia, Trento, Pesaro, Lecce, Catania, Bolzano, Barletta, Perugia, Piacenza, Jesi, Carbonia, Cuneo, Terni, Caserta e i Comuni copparesi (Ferrara). Proprio oggi, l'assemblea dei soci ne ha cooptate formalmente altre otto: Napoli, Bari, Cagliari, Asti, Ferrara, Olbia, Brindisi e Prato.
Sempre al convegno di Verona, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, in qualità di presidente della Commissione Mezzogiorno dell'Anci, ha annunciato che l'Associazione nazionale dei Comuni italiani ha chiesto un incontro al ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani per aprire un confronto politico circa l'utilizzo dei fondi strutturali che, dal prossimo anno, saranno disponibili su tutto il territorio. Si tratta di 50 miliardi, tra finanziamento Ue e co-finanziamento nazionale, da destinarsi alla competitività e alla crescita economica e sociale dei territori.
«Ora che il programma Urban non c'è più - ha rilevato Emiliano - i fondi strutturali devono incorporare la priorità urbana. I Comuni possono esprimere una capacità progettuale e gestionale adeguata alle sfide della globalizzazione, se messi in condizione di essere protagonisti di strategie di sviluppo».

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