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Giovedì 21 Settembre 2017 | 06:50

Taranto - Scacco alla boss della droga

Una donna di 34 anni ritenuta il capo di un clan di spacciatori sgominato dai carabinieri a Maruggio, nella provincia jonica. Le indagini sono iniziate due anni fa: accertate 50 vendite di eroina e cocaina al giorno
Carabiniere, carabinieri, perquisizione TARANTO - Si chiama Annamaria D'Adamo, detta anche Daniela, 36 anni, il presunto capo dell'organizzazione con sede nel tarantino sgominata stamane da un'operazione, denominata Marubium, dei Carabinieri della Compagnia di Manduria e del Comando Provinciale che hanno arrestato 33 persone. Il gruppo, dopo essersi approviggionato al nord, distribuiva in varie cittadine del territorio le sostanze stupefacenti, tra cui eroina e cocaina. Per i componenti del sodalizio la vendita degli stupefacenti era diventata la principale fonte di reddito.
L'operazione è scaturita da una normale attività di contrasto allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti nel comune di Maruggio. Le indagini si sono svolte mediante osservazioni, controlli e pedinamenti vicino all'abitazione della D'Adamo che secondo quanto accertato smerciava l'eroina ai tossicodipendenti del piccolo centro ma anche in quelli limitrofi. Successivamente sono stati chiariti i legami della donna con i fornitori, che venivano da lei contattati a seconda delle necessità. Sono scattate a quel punto le intercettazioni telefoniche sul numero di cellulare usato dalla D'Adamo.
I referenti della donna erano, secondo gli inquirenti e i magistrati della Procura tarantina che ha emesso i provvedimenti restrittivi, alcuni in carcere altri ai domiciliari, erano Giuseppe Del Monaco, Daniele Pezzarossa, Gregorio Daggiano, Massimo Toma, Angelo Di Lecce, Palma Nardelli, Antonio Massimo Scialpi, Ezio Damiano, Mario Salvatore Dimitri, Marco Rossi, Vincenzo Corradi, Fabio Canovari, Antonio Mazza, Alessandro Cuppone, Massimo Volpe. Questi ultimi distribuivano la droga ad altre persone nella zona di traffico di Manduria, Avetrana, Maruggio, Fragagnano, Lizzano, San Giorgio Jonico, Carosino, Oria, Francavilla Fontana.
La D'Adamo aveva rapporti anche con Valentino Calasso, che si occupava della zona di traffico di Lizzano, Torricella, Pulsano, Monteparano. In codice il linguaggio utilizzato convenzionalmente dalla donna e dagli altri arrestati, specie quando parlavano della droga. L'incontro per l'acquisto o la cessione dello stupefacente veniva infatti convenzionalmente indicato con frasi del tipo: «prendere un caffè», «trasportare l'acquario», «mangiare i dolci», «consegnare lo sciroppo o il pacchetttino».
Se lo stupefacente era di ottima qualità veniva definito come di una cosa «che fischava». I gruppo era in continuo contatto com Massimiliano Rizzo, nella zona di traffico di San Giorgio Jonico, Monteiasi, Carosino, Grottaglie), residente a Carosino e ritenuto fornitore della droga di quei centri. Lo spaccio in questi ultimi comuni avveniva tramite continui appuntamenti in strada, in zone periferiche.

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