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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:14

Andria - Estorsione contro imprenditore

In manette sono finiti due uomini: Massimo Grillo, 33 anni, e Nicola Caporale, 53. Avevano rubato un mezzo dell'azienda e poi chiesto il riscatto per la restituzione
ANDRIA - I Carabinieri del Nucleo Operativo di Andria hanno arrestato due persone, ritenute responsabili di ricettazione in concorso ed estorsione nei confronti di un imprenditore. Quest'ultimo è il datore di lavoro di uno degli arrestati.
In manette sono finite due persone di Andria: Massimo Grillo, 33 anni, e Nicola Caporale, 53. Entrambi hanno precedenti. Secondo quanto accertato dai carabinieri Caporale, dipendente di un'impresa edile, avrebbe fatto prima rubare al suo datore di lavoro due automezzi, poi avrebbe chiesto all'imprenditore il «pizzo» per la restituzione degli stessi.

I militari hanno avviato le indagini in seguito alla denuncia presentata dal titolare dell'impresa, in seguito al furto di due furgoni (un Renault Express ed un Fiat Iveco Daily) contenenti tutti gli attrezzi da lavoro. La sottrazione dei mezzi ha messo in ginocchio l'attività della piccola azienda artigiana, portandola sull'orlo di una crisi che avrebbe ben presto provocato il licenziamento dei quattro dipendenti.
Dopo il furto, al titolare era arrivata, grazie all'intermediazione di Caporale, la richiesta di un riscatto di 7.000 euro. Ne è scaturita una lunga trattativa, nel corso della quale Caporale ha dato vita ad un doppio gioco, facendo scendere la richiesta a 6.000. La tangente è stata comunque pagata ed i mezzi restituiti, seguendo il copione del più classico «cavallo di ritorno».

I carabinieri, però, nel corso di accurate indagini tecniche hanno svelato il complotto ordito da Caporale, con la complicità di Grillo. Caporale ha condotto la trattativa in prima persona, tenendo sempre ben nascosta alla vittima l'identità del complice. L'altalena di richieste ha finito per insospettire l'imprenditore: i dubbi sono maturati anche grazie al lavoro d'indagine dei militari, che hanno messo l'uomo a conoscenza dell'architettura truffaldina organizzata dai due complici.

L'uomo ha capito di avere riposto male la propria fiducia, quando ha scoperto che i due non solo erano d'accordo, ma anche che tra le rispettive famiglie, vicine di casa, esisteva un solido vincolo di conoscenza. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Tribunale della Libertà di Bari. Una circostanza insolita, dettata dal fatto che il gip del Tribunale di Trani aveva rigettato la richiesta del sostituto procuratore inquirente, Francesco Bretone, ritenendo, invece, i due indagati «intermediari disinteressati».
Il ricorso ha prodotto un ribaltamento delle posizioni in campo, rilevando «la sussistenza di un grave quadro indiziario a carico di entrambi i prevenuti per i delitti di estorsione e ricettazione». Una tegola pesante sui due arrestati, messi con le spalle al muro dalle intercettazioni telefoniche che hanno evidenziato tutto lo squallore di un complotto contro un imprenditore reo soltanto di aver concesso troppa fiducia ad un suo dipendente.

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