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Lunedì 25 Settembre 2017 | 04:33

Taranto - Sequestrato il parco Cimino

Dodici persone, tra funzionari del Comune e imprenditori, sono stati denunciate a piede libero dai carabinieri in relazione alla gestione del parco
TARANTO - Dodici persone, tra funzionari del Comune di Taranto e imprenditori, sono stati denunciate a piede libero dai carabinieri in relazione alla gestione del parco Cimino, situato alla periferia orientale della città. Il parco è stato posto sotto sequestro e affidato in custodia giudiziale all'amministrazione comunale. Nell'informativa trasmessa alla magistratura, e composta da oltre 2000 pagine, nei confronti degli indagati si ipotizzano a vario titolo i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico, abuso d'ufficio e la violazione della normativa antimafia inerente all'infiltrazione della criminalità in appalti pubblici.

L'indagine è stata avviata circa quattro mesi fa; i fatti contestati risalgono al periodo 2001-2005. I carabinieri hanno analizzato le gare d'appalto inerenti alla gestione del parco Cimino e di una struttura ricreativa comunale situata all'interno, denominata 'Paddys bar', assegnate ad un'unica ditta. Secondo gli investigatori, attraverso accordi illeciti tra i funzionari comunali denunciati e l'azienda vincitrice dell'appalto, sarebbero stati adottati provvedimenti amministrativi illegittimi per favorire la stessa ditta, che si sospetta sia collegata ad un clan della criminalità organizzata tarantina. Dagli accertamenti sarebbero emersi inoltre illeciti nelle procedure di autorizzazione di lavori edili e di manutenzione, ordinaria e straordinaria, riguardanti il parco Cimino. Durante i lavori sarebbero stati violati anche i vincoli idrogeologici, ambientali e paesaggistici previsti dalla legge. Altre irregolarità riguarderebbero, secondo i carabinieri, le procedure di autorizzazione e liquidazione di numerosi lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione, le spese di gestione e di vigilanza e il pagamento dei canoni relativi ai consumi energetici. Il tutto avrebbe comportato un esborso non dovuto di denaro pubblico per oltre due milioni di euro.

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