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Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:06

Pugliesi assediati dai «clonatori»

Ne 2005 - emerge da una ricerca di CPP Italia, leader nella protezione delle carte di pagamento - la regione è stata la più colpita dal fenomeno delle clonazioni delle carte di credito
NAPOLI - Puglia, Campania, Sicilia e Abruzzo sono state le regioni del Sud più colpite dal fenomeno delle clonazioni nel 2005. E' quanto emerge da una ricerca di CPP Italia, divisione locale della multinazionale inglese leader in Europa nella protezione delle carte di pagamento, che ha analizzato i dati di circa 220 inchieste per truffa con carte di pagamento scoperte in Italia e rese note durante tutto il 2005. Durante l'anno appena trascorso le regioni del Sud non hanno subito in modo significativo l'offensiva dei "clonatori": sui 220 casi di inchiesta esaminati da CPP, infatti, solo il 2% è stato registrato in Puglia, mentre percentuali inferiori sono state rilevate in Campania, Abruzzo e Sicilia, tutte a pari merito con l'1,5% dei casi. Mentre Lazio (19,8%), Emilia-Romagna (11,9%), Lombardia (9,9%) e Toscana (9,4%) sono risultate le regioni più tartassate dal fenomeno delle clonazioni.
«Il trend territoriale - spiega Walter Bruschi, managing director di CPP Italia - vede il Nord saldamente in testa alla casistica con il 49% del totale seguito dal Centro con il 42,6% dei casi monitorati. Al Sud - prosegue Bruschi - il fenomeno era marginale nel 2005 ma dall'inizio di quest'anno si sta registrando un incremento significativo in Campania con recenti inchieste, come quella di oggi che ha riguardato Napoli». Secondo la ricerca di CPP Italia, che nel nostro Paese ha oltre 500 mila clienti, sono stati i carabinieri (46,4% dei casi monitorati) a svolgere il maggior numero di indagini in tema di frodi e clonazioni delle plastic cards. L'Arma è seguita ruota dalla Polizia con il 39,6% delle indagini. Alla Polizia Postale e alla Guardia di Finanza si debbono ascrivere, infine, il 6,3% e il 5,7% delle inchieste condotte. «Parole come phishing, trashing, skimming e boxing - afferma Walter Bruschi - sono sempre più di attualità per i consumatori italiani. Con il phishing i truffatori cercano di ottenere i dati sensibili di una persona, ad esempio inviando mail `camuffatè come se provenissero direttamente dalla propria banca. L'ignaro correntista sarà invitato a inserire i dati del proprio conto in un sito che presenterà la stessa grafica di quello della propria banca, ma che ha in effetti un indirizzo internet diverso. Un istituto di credito - continua Bruschi - non chiederà mai via e-mail ai propri clienti dati sensibili e riservati». «Molte sono le affinità - spiega ancora Walter Bruschi - che accomunano il trashing e il boxing. Nel primo caso i malfattori ricercano nella spazzatura posta nelle vicinanze di supermercati, ristoranti e bancomat, gli scontrini delle ricevute dei pagamenti effettuati con la nostra carta di credito, dai quali prendere gli estremi necessari per fare acquisti su internet. Occorre, perciò, distruggere tutta la documentazione cartacea, gettandola, se possibile, in diversi cestini. Sicuramente più difficile è tutelarsi dal boxing. In questo caso, infatti, i malfattori rovistano nella buca delle lettere, ricercando la presenza di documenti inviati dalla nostra banca, per accedere al numero del nostro c/c o del nuovo codice bancomat» «Va considerato anche il fenomeno dello skimming: l'alterazione dei bancomat con l'applicazione di un dispositivo, identico all'originale, che copia i dati della banda magnetica. In crescita risulta anche l'alterazione dei POS nei negozi, che avviene inserendo una carta telefonica all'interno dello skimmer per trasmettere i dati al truffatore di turno via sms».
«Per metterci al riparo da questi fenomeni - conclude Bruschi - in certi casi è sufficiente stare più attenti e avere più cura dei documenti e del «denaro di plastica».

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