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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:27

Falsi braccianti nel Foggiano

La truffa ai danni dell'Inps è sui 300mila euro. L'operazione della Polizia, denominata «Alias» ha portato all'identificazione di 5 persone che si sostituivano per incassare le indennità
FOGGIA - Si sostituivano a persone che non erano braccianti, che erano morte o che addirittura non erano mai esistite, pur di intascare i bonifici postali delle indennità di disoccupazione. Lo hanno scoperto gli agenti della Polizia Postale di Foggia che all'alba di questa mattina hanno arrestato cinque persone accusate di aver messo a segno l'ennesima truffa ai danni dell'Inps per un danno stimato di circa 300mila euro. Si tratta di Giuseppe e Massimo Castriotta di 61 e 36 anni, Enrica Cariello di 42, Carlo Vitale di 60 e Michele Battaglino di 52 anni, accusati a vario titolo di truffa aggravata all'Inps, falso, falsa attestazione amministrativa e sostituzione di persona.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del tribunale di Foggia Enrico Di Dedda che ha accolto le richieste del sostituto procuratore Luciana Silvestris. Secondo quanto accertato dalla polizia e dalla Procura di Foggia gli imputati si presentavano agli uffici postali con documenti falsi chiedendo il rimborso delle indennità di disoccupazione dell'Inps. I documenti, preventivamente falsificati, portavano l'intestazione a volte di veri braccianti, ma spesso di persone mai esistite all'anagrafe, o che non era braccianti ma impiegati e a volte addirittura il nome di persone decedute da tempo.

A dare l'inizio alle indagini proprio i veri braccianti che una volta che si presentavano agli uffici postali per chiedere le indennità che gli spettavano dalla legge, gli veniva riferito che il denaro era stato già ritirato. Essenziali, per gli investigatori, le perizie grafologiche sulla documentazione falsificata che ha permesso di scoprire che le firme sui documenti intestati a persone differenti erano state fatte dalla stessa mano. L'operazione è ancora in corso, poichè per ora è stata resa nota solo la seconda parte della truffa ai danni dell'Inps: a monte, naturalmente, si sta indagando per capire chi forniva l'elenco dei veri braccianti e chi gli aiutava a fornire anche tutti quei falsi documenti tra cui anche i certificati che attestavano il presunto rapporto di lavoro tra il beneficiario delle indennità e il datore di lavoro, anch'esso come altre operazioni simili hanno dimostrato, potrebbe essere solo un fantasma.

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