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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 23:57

A Bari e provincia, lavoro è commesse ed impiegati

Tipologie professionali medio-basse, che riguardano essenzialmente il settore commercio ed impiegatizio e con un basso livello di scolarizzazione e specializzazione. E' la micro-fotografia sul mercato del lavoro scattata dal Centro per l'impiego
BARI - Tipologie professionali medio-basse, che riguardano essenzialmente il settore commercio ed impiegatizio, con un livello di scolarizzazione che raramente arriva alla laurea, quindi, poco specializzate. E' la micro-fotografia sul mercato del lavoro in provincia di Bari, scattata dal Centro per l'impiego del capoluogo pugliese, che ha estrapolato ed analizzato dati raccolti dal sistema Excelsior di Unioncamere per il 2005.
«Purtroppo il sistema informatico dei centri per l'impiego di Bari e gran parte della Puglia (denominato Job Pilot) non dispone di un programma autonomo per l'estrapolazione dei dati statistici - si evidenzia nell'analisi - contrariamente a quanto avveniva col precedente sistema informatico in uso fino al 2004, che permetteva di compiere tutte le necessarie elaborazioni statistiche. Una lacuna davvero molto grave se si considera che i dati contenuti ed opportunamente elaborati potrebbero fornire informazioni utili ed esclusive per il nostro territorio».

Ad ogni modo anche i dati Excelsior permettono pur se in modo parziale di stilare una classifica della professioni più richieste nella provincia di Bari, che risultano essere: quelle del commercio (26,2%), del lavoro d'ufficio (10,4%), dell'edilizia (9,63%), del legno (9,44%), dei servizi alla persona (8,67%), del turistico-alberghiero (5,78%), della meccanica (5,59%) e del marketing (4,62%). Segue a ruota il settore trasporti (3,08%), mentre chiudono con percentuali inferiori al 2,5 per cento informatica, programmazione e controllo, elettricità, sanità.
A fine graduatoria ambiti di lavoro che invece risultano essere in crescita a livello nazionale ed europeo: ambiente, ricerca e sviluppo ed energia, non riescono a spuntare neanche lo 0,19 per cento.
«Sembrerebbe - si sottolinea nell'analisi del Centro per l'impiego di Bari - che alcune delle professioni più innovative e con necessità di alta specializzazzione, non siano ancora decollate nella provincia e che, pertanto, le molte iniziative formative (Master, corsi post-diploma o post-laurea) nelle quali si forniscono competenze in questi ambiti professionali non abbiano ottenuto nella realtà i riscontri previsti».

E qui si misura la prima differenza con il dato nazionale di Unioncamere: nel 2005 si prevedeva che ben il 17% dei neoassunti fossero dirigenti, impiegati e tecnici di alta specializzazione, oltre 100mila unità in larga maggioranza laureati che sarebbero serviti alle imprese italiane per rafforzare posizioni sempre più strategiche, per garantire la competitività sul mercato. Nella provincia di Bari, invece, la tendenza non è equiparabile, ad essere richieste sono figure professionali a bassa scolarizzazione, al massimo in possesso di diploma. Una questione non da poco, perchè significa che una delle provincie pugliesi più economicamente attive preferisce giocare di rimessa, piuttosto che rilanciare il suo sistema produttivo. La realtà barese sembra fare i conti con un mercato del lavoro in crisi, non osa rilanciare e preferisce mantenersi ai minimi livelli.

A livello nazionale il saldo attivo di unità lavorative per il 2005 riscontrato da Excelsior è di 92.470, un +0,9% rispetto al 2004, la regione Puglia risulta nel complesso allineata con 3.080 assunti (+0,7%), ma con segnali di sofferenza all'interno della macroareaa meridionale che invece tende a crescere dell'1,7. In pratica il Mezzogiorno tende allo sviluppo, quasi al pari con il Centro ed il Nord-est insieme (1,8%), mentre la Puglia è al palo e questa stasi si ritrova anche nei dati provinciali del territorio barese.
A tirare l'economia italiana sono le piccole imprese (quelle con meno di 10 dipendenti, ndr.) che assorbono oltre 70mila unità e quelle medie (fino a 50 impiegati) che ne prendono quasi 20mila e con contratti che nella metà dei casi sono a tempo indeterminato. I settori più vivaci a livello nazionale sono l'edilizia, il commercio e il turismo, praticamente uguali ai dati baresi, ma resta la scarsa specializzazione tanto che se si parla di commercio la figura professionale che si intende nel 93% dei casi è il/la commessa; nel lavoro d'ufficio è l'impiegato senza alcuna mansione particolare (63%); nell'edilizia ad essere richiesto è l'operaio, meglio se con piccole competenze in differenti mansioni (muratore, manovale, carpentiere) per poter essere collocato o spostato a seconda dell'esigenza. Leggermente più sfumate le richieste nel settore legno-arredo: le aziende tendono a scegliere personale che abbia esperienza lavorativa documentata, mentre nel turismo torna a primeggiare il lavoratore generico, nel 70 per cento dei casi si tratta di camerieri tuttofare. (R. Sche.)

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