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Lunedì 25 Settembre 2017 | 06:33

Traffico di clandestini-turisti dal Kosovo

Coinvolte alcune agenzie di viaggio ed un poliziotto della Questura di Treviso. La Procura di Bari indaga per associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina
BARI - Finita l'epoca dei gommoni con i quali si organizzavano i viaggi della speranza sulla rotta Albania-Puglia, dal 2003 sarebbero state tre agenzie di viaggi kosovare a organizzare l'ingresso e la permanenza in Italia a centinaia di immigrati clandestini del Kosovo, facendoli entrare a bordo di bus turistici e fornendo loro documenti e visti falsi, fino a regolarizzarli.
Sono questi risultati che hanno permesso alla magistratura barese di emettere 12 provvedimenti cautelari (otto in carcere, tre ai domiciliari e un obbligo di dimora) nei confronti di undici cittadini di etnia kosovara-albanese e di un ispettore di polizia dell'ufficio stranieri della questura di Treviso, Bruno Rensi, ai domiciliari perchè ritenuto complice dell'organizzazione che aveva base operativa nella città veneta. Nell'inchiesta sono indagate a piede libero altre 13 persone: 12 kosovari e un sovrintendente capo di polizia in servizio a Mestre, accusato di favoreggiamento personale.
Le tre agenzie viaggi - secondo l'accusa - offrivano ai clandestini pacchetti turistici 'all inclusivè (viaggio, assistenza, documenti e visti falsi), e se gli immigrati non arrivavano a destinazione avevano diritto al rimborso del prezzo del biglietto. A capo dell'organizzazione - secondo le indagini della squadra mobile di Bari - ci sarebbe stato il kosovaro Jahir Bytyci, di 35 anni, residente a Treviso, che pensava proprio a tutto, grazie a una fitta rete di complici: così, una volta in Italia, i kosovari venivano regolarizzati temporaneamente con documenti e visti falsi, e, in modo definitivo, con matrimoni fittizi venduti a 8.000 euro.
Secondo l'accusa, erano tre le nuove rotte dell'immigrazione. La prima si sviluppava tra Pristina-Durazzo-Bari-Treviso, una sorta di Corridoio 8 dell'immigrazione clandestina, e veniva venduta in cambio di 3.300 euro a persona; l'altra, alternativa alla prima, prevedeva l'arrivo o nel porto di Bari o in quello di Brindisi in cambio di 3.000-3.500 euro; la terza, che era la più economica, si muoveva lungo la rotta più lunga e disagevole Kosovo-Grecia-Macedonia-Ancona, ed era venduta a 2.500 euro. Una quarta rotta, non approfondita dalle indagini, si articolava tra Kosovo, Ungheria, Slovenia, Austria e Germania, senza toccare il territorio italiano.
Le agenzie coinvolte nel traffico di uomini sono la Jaha-Tours con sedi a Treviso e a Prizren e la Saba-Tours di Suvareka - che, secondo l'accusa, gestivano la prima e la terza rotta - e la Polluzha Tours, che avrebbe gestito il secondo itinerario. Alla Jaha Tours stamani sono stati sequestrati tre pullman utilizzati per i viaggi. Contemporaneamente agli arresti, nelle città kosovare di Prizner e Suvareka, la magistratura Unmik (Onu) ha ordinato perquisizioni nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro di alcuni indagati. Questi sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, alla falsificazione e alla contraffazione di documenti (travel document, passaporti, visti, carte d'identità e patenti).
Dalle intercettazioni telefoniche emerge che alcune delle persone coinvolte nell'indagine hanno partecipato ai tragici scontri etnici fra serbi e albanesi avvenuti nel marzo 2004 nella provincia di Kosovska Mitrovica, nel Kosovo settentrionale. Gli scontri provocarono 19 morti, oltre mille feriti e l'incendio di centinaia di abitazioni serbe e luoghi di culto ortodossi. Dai colloqui telefonici emerge che il piano di distruzione era preordinato: lo si evince da una telefonata dell'8 giugno del 2004 tra due indagati nella quale uno ordina all'altro: «Bruciate tutte le chiese, cazzo!». E l'altro lo rassicura: «Tutte le abbiamo bruciate».

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