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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:40

Parla pugliese la «mafia del falso» cinese

Sgominata a Napoli, un'organizzazione dedita al traffico di merci contraffatte tra Cina e Italia. Arrestate 10 persone. L'organizzazione aveva il «cervello» in Cina e ramificazioni anche in Puglia
NAPOLI - Una organizzazione dedita al traffico di merci contraffatte tra la Cina e l'Italia è stata sgominata a Napoli, dove sono state arrestate 10 persone, tra cui 5 donne cinesi. L'organizzazione aveva il "cervello" in Cina, nella regione dello Zheijang dove hanno sede le aziende che producono ed esportano in Italia merce contraffatta, «porta» di approdo nel nostro paese a Napoli, e ramificazioni in tutta Italia.
Essa poteva operare grazie alle connivenze di pubblici ufficiali preposti alle attività di controllo sulle merci in arrivo ed ha dovuto diversificare i porti di approdo in Italia quando a Napoli sono stati sostituiti molti funzionari e si è data una nuova organizzazione alle attività ispettive della dogana. Le indagini hanno interessato il periodo 2002/6 ed hanno preso spunto dalla individuazione all'aeroporto di Capodichino di 28 persone di etnia cinese trovate in possesso di ingenti somme di denaro e verbalizzati per illecita esportazione di valuta per complessivi 2,5 milioni di euro. La disponibilità di tali somme, che non trovava giustificazione nelle dichiarazioni dei redditi dei soggetti interessati, ha indirizzato le indagini proprio verso il traffico di merci contraffatte. Le successive investigazioni, svolte con intercettazioni telefoniche, perquisizioni, sequestri di documentazione, hanno consentito di individuare, appunto, l'organizzazione dedita al traffico di merci contraffatte fra i due paesi. Organizzazione che aveva ramificazioni a Napoli, Roma e in Puglia. Questo imponente traffico, riferisce una nota della Procura della Repubblica di Napoli, proveniva dalla Cina, era gestito esclusivamente da imprenditori cinesi e poteva avvenire «in quanto emergeva l'indispensabile coinvolgimento di spedizionieri doganali italiani, operatori economici italiani (alcuni dei quali risultati in contatto con esponenti della criminalità organizzata campana) e dipendenti della Pubblica amministrazione che, accordandosi ed associandosi tra loro e con gli imprenditori cinesi, rendevano possibile la costituzione» del sodalizio. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati complessivamente 9,5 milioni di pezzi contraffatti di varia natura.

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