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Venerdì 22 Settembre 2017 | 10:09

Kenya - Chiesto ergastolo per foggiano e moglie

Angelo Ricci, 70 anni, e la moglie Estella, calabrese, affittavano case a Malindi. In una di queste case, presa in locazione da quattro olandesi, la polizia trovò 800 kg di cocaina
NAIROBI - Una coppia di italiani residenti a Malindi è in prigione dal 14 dicembre del 2004 con l'accusa di traffico di droga: una quantità enorme, 1.200 chili di cocaina, per un valore di 70 milioni di euro. Negli ultimi giorni ci sono state le arringhe conclusive: «ergastolo», ha chiesto la pubblica accusa; «assoluzione piena» la difesa, che deve ancora concludere il suo intervento, comunque già sostanzialmente incardinato.
La vicenda (che è stata seguita a tutto campo dalle autorità diplomatiche e consolari italiane in Kenya, come è stato ribadito ieri da una nota diffusa dalla Farnesina) appare a tutti gli osservatori ed agli esperti completamente kafkiana. Angelo Ricci, 70 anni, di origine foggiana, e la moglie Estella, calabrese, ma anche con passaporto argentino, dove ha vissuto a lungo, operavano e con tutti i permessi necessari, nella città turistica della costa keniana. Tra l'altro, affittavano case, normalmente di proprietà di italiani. In una di queste case, presa in locazione da quattro olandesi (ma l'intermediario tra loro e i Ricci fu un keniano, brevemente arrestato e subito rilasciato, seppur ancora indagato), la polizia, in base a una serie di segnalazioni, trovò 800 kg di cocaina, e poi altri 400, ma altrove, anche se secondo ogni evidenza legati allo stesso giro. Dalla "soffiata" alla perquisizione passarono però cinque o sei giorni: nel frattempo gli olandesi erano scomparsi, e nessuno ne ha saputo più nulla di utile.
Appresa la notizia, i Ricci si presentarono subito e spontaneamente alla polizia di Malindi, mettendosi a disposizione per ogni chiarimento. Poco dopo, l'arresto. Che in realtà apparve subito pretestuoso: sembrava certo che tutto sarebbe stato chiarito velocemente. Ciò mentre una serie di keniani ben più coinvolti venivano rilasciati, seppur restando indagati. Per i Ricci, invece, si sono chiuse le porte del carcere ormai da quasi 17 mesi, e le galere keniane -sono detenuti a Nairobi, dove il processo di svolge- non sono certo note per il loro confort, anche se la condizione dei due italiani, seppur pessima, è comunque nettamente migliore a quella dei detenuti locali.
Appariva scontato che tutto dovesse comunque risolversi in tempi relativamente brevi, al massimo con un rilascio dietro cauzione. Ma di udienza in udienza questa decisione, sempre attesa, non è stata mai presa, ed intanto è stato anche cambiato un giudice che -stando ad fonti ben informate, ma rigorosamente anonime- appariva ben disposto a liberare i coniugi Ricci.
La voce insistente è che le autorità keniane sanno che il traffico era di altissimo, livello, e verosimilmente coinvolgeva vertici politico-amministrativo-burocratici locali: sui quali non si vuole o non si riesce a indagare. Restavano gli italiani, e non sono stati liberati. Contro di loro, che si sono sempre proclamati innocenti, l'unica accusa concreta è che non hanno fatto firmare un regolare contratto ai locatari, il che li renderebbe complici. Ma i contratti in nero sono regola per tutti quanti affittano le case sulla costa keniana, e non solo.
L'ambasciata -lo stesso ambasciatore Enrico di Maio era presente ieri all'arringa della difesa- ha compiuto ogni sforzo per cercare di spiegare l'assurdità della situazione alle autorità, ma finora si è scontrata con un muro di gomma, un rimpallo di responsabilità. Infine sembra si sia alle ultime battute: concluse le arringhe, entro fine mese o poco più ci dovrebbe essere la sentenza, e c'è fiducia che sia largamente positiva, anche se nessuno potrà mai rimborsare ai coniugi Ricci gli orrori subiti.

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