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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 02:11

I PM10 non sono i «cattivi» dello smog

Il traffico è colpevole per i livelli d'inquinamento atmosferico urbano ma i «cattivi» non sono i PM10, anzi andrebbero assolti dalle responsabilità di blocchi al traffico
Smog, inquinamentoLa notizia, pubblicata sul portale Internet del Trimestrale di ecologia «Villaggio Globale» (www.vglobale.it), emerge dalle prime risposte, dopo analisi accurate, presentate dai Proff. Paolo Bruno, Maurizio Caselli e Gianluigi de Gennaro del Dipartimento di Chimica dell'Università di Bari in occasione dell'incontro tenutosi a Molfetta, organizzato nell'ambito dei Programmi di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (Prin) finanziati dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Ridurre le emissioni di polveri fini prodotte dal traffico è certamente utile per migliorare la qualità dell'aria complessivamente, ma non contribuisce a ridurre significativamente i livelli di particolato PM10 nell'area urbana di Bari.

Le sorgenti principali di particolato fine, misurato in termini di massa, non sono direttamente riconducibili ad attività antropiche. Le concentrazioni di polveri e la loro composizione risultano omogenee su una vasta area di territorio, si relazionano con la meteorologia regionale e solo in piccola percentuale sono prodotte da attività locali.
In quella che possiamo definire la chimica dell'atmosfera, avvengono reazioni come in un'ampolla di un laboratorio chimico: il traffico produce microinquinanti (Idrocarburi policiclici aromatici più metalli pesanti) pericolosissimi e ancora non monitorati correttamente. Per gli Ipa esiste una normativa ma non un accurata rilevazione e dei metalli si considera solo il piombo… e così, in quest'ampolla dell'atmosfera capita di trovare nitrati, solfati e ammonio in quantità pericolose. E l'altra novità emersa è che si tratta di una situazione riscontrata in altre realtà urbane.
Il contenuto di microinquinanti, Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) e metalli pesanti, presenti nelle polveri è determinato dalle sorgenti locali (traffico, attività industriali, etc.) e dalle condizioni meteoclimatiche. Particolarmente eclatante è il caso di Taranto, dove gli impatti dei microinquinanti prodotti nella zona industriale inficiano pesantemente la qualità dell'aria dei quartieri periferici dell'area urbana limitrofi alla stessa zona industriale.

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