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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:26

Amnesty contro la schiavitù sessuale

La campagna di sensibilizzazione delle tifoserie per i prossimi Mondiali di calcio annunciata durante l'assemblea generale della sezione italiana in corso a Monopoli (Bari)
MONOPOLI (BARI) - Sensibilizzare le tifoserie delle squadre europee che parteciperanno al prossimo Campionato mondiale di calcio perchè non si rendano complici dello sfruttamento sessuale di migliaia di donne che finiscono nella rete di chi gestisce la tratta di esseri umani.
E' questa la prossima campagna che Amnesty International lancerà ufficialmente il 9 maggio ma che è stata annunciata già oggi nell'ambito della 21/a assemblea generale della sezione italiana dell'organizzazione in corso a Monopoli.
«Dove ci sono grandi assembramenti di persone come avverrà in occasione dei Mondiali, ci sono situazioni a maggiore rischio - ha avvertito il presidente dell'organizzazione, Paolo Pobbiati - e noi vogliamo per questo giocare in attacco sensibilizzando le autorità e il pubblico sul tema della tratta di esseri umani». «Questo - ha aggiunto - è un tema grave visto che si calcola che ci sia in Europa mezzo milione di donne trafficate». «Oggi ci sono più strumenti legislativi - ha detto ancora - visto che lo scorso anno il Consiglio d'Europa ha approvato una convenzione sulla tratta che ci auguriamo possa essere firmata e ratificata al più presto da tutti i Paesi europei e che contiene una innovazione importante in quanto considera le donne vittime e non criminali».

La campagna si rivolge al governo tedesco (in quanto la Germania oltre che ospitare i Mondiali è il Paese attraverso cui passa gran parte della tratta di donne dall'Est), agli Stati membri del Consiglio Europeo e alle federazioni calcistiche dei Paesi che partecipano al campionato. Questa iniziativa rientra in quella più ampia intitolata «Mai più violenza sulle donne» condotta da Amnesty e che - è stato ricordato nell'assemblea - ha ottenuto in Italia un importante risultato con l'approvazione della legge contro le mutilazioni genitali. Questo impegno si affianca ad un'altra iniziativa di Amnesty contro il traffico incontrollato di armi che culminerà il 31 maggio prossimo con la consegna al governo italiano di una petizione che questa volta non è fatta solo di firme ma anche delle foto degli aderenti «perchè - dice Pobbiati - abbiamo chiesto alle persone di metterci la faccia».

Al governo Amnesty chiede di impegnarsi per sollecitare un trattato internazionale che stabilisca regole ferree sul commercio di armi.
All'assemblea ha partecipato anche il presidente della Regione, Nichi Vendola, che nel suo saluto si è soffermato in particolare sul tema che ha rappresentato in questo anno l'impegno principale di Amnesty sulla difesa dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati. Vendola ha ancora una volta parlato della «negazione dei diritti umani» che avviene all' interno dei Cpt sia per i tempi lunghissimi impiegati per le procedure di identificazione sia per le condizioni di degrado in cui i migranti vengono tenuti. Vendola riconosce «la necessità di strutture che consentano la identificazione dei migranti, ma nei nostri Cpt non hanno fatto questo, sono stati luoghi poco conoscibili, dove organizzazioni come Amnesty International non sono mai state messe in grado di operare». «Ci sono tempi esageratamente lunghi per le identificazioni, e sono luoghi nei quali viene proposto il tema della violazione dei diritti umani nel nostro territorio e questo non è accettabile».
Su questo tema, Amnesty ha presentato anche un lavoro di ricerca intitolato «Invisibili», dedicato alla particolare condizione dei migranti minorenni nei centri di detenzione. E' una condizione completamente sconosciuta, affermano i responsabili dell'organizzazione, e negata persino dal governo che smentisce la presenza di minorenni all'interno dei centri. Eppure, secondo quanto accertato da Amnesty, al di là delle condizioni per cui la presenza dei minori è inevitabile (ad esempio nei casi di detenzione dei genitori), sono almeno 900 i minori transitati tra il 2002 e il 2005 in Italia nei centri in stato di detenzione violando il diritto internazionale.
Paola Laforgia

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