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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:46

Puglia - Al via stagione turistica e per gli «spennaturisti»

La denucia di un turista greco alla Gazzetta: ad Alberobello ha comprato un vino a 58 € per poi scoprire che il prezzo altrove era di 34 o 23,50 €. E il commerciante non intende il rimborso, anzi a fronte di una spesa di 670 € ha rilasciato uno scontrino di soli 10 e non riconosce il diritto di recesso.
La stagione turistica non è ancora ufficialmente iniziata, ma il lavoro degli «spenna turisti» è già in piena attività. La denuncia alla Gazzetta arriva da un gruppo di turisti greci e dalla loro amica di Molfetta, Chiara Squeo, che si trovano coinvolti in una storia dove la pirateria contro gli ospiti sconfina quasi nel reato fiscale.
Alexios Marathianakis e amici decidono di trascorrere qualche giorno in Puglia e di visitare Alberobello, non è la prima volta, le loro visite nella nostra regione sono periodiche ed ogni volta si concludono con grandi acquisti per prodotti di alta qualità che non sempre riescono a trovare ad Atene.
Sono i turisti che ogni esercente sogna. Ma da quest'anno incominciano a pensare che forse è meglio che cambino le loro abitudini.

Ad Alberobello domenica 23 aprile Alexios decide di comprare buon vino pugliese, così entrano nell'enoteca-pasteca «La Mandragora» e chiede consigli. Alexios è un appassionato di vini e liquori, già lo scorso anno presso la stesso negozio aveva acquistato quasi 700 euro di liquori, tanto che il proprietario lo riconosce, iniziano a chiaccherare e gli consiglia una qualità pregiata di vini «Nero Conti Zecca» a suo dire introvabile, il costo è di 58 euro a bottiglia.
Il turista greco decide di acquistarne 13 per un costo totale di 754 euro, applicando uno sconto alla fine il costo è di 670 euro (51,50 euro a bottiglia) pagato con carta di credito. E qui arriva la prima «anomalia»: il commerciante rilascia uno scontrino di soli 10 euro. (la fotocopia è in nostro possesso, ndr.)

La sera della stessa domenica la comitiva va in un ristorante, sempre su Alberobello, e dalla carta dei vini si rendono conto che la stessa identica bottiglia ha un costo di 34 euro, chiamano l'enoteca ma con fare definito «sgarbato» si sentono rispondere che «è impossibile comprarlo a quel prezzo e che se avessero trovato chi al dettaglio lo vendeva per meno, allora sì che erano disposti a rimborsare la spesa».
I turisti incominciano ad imbufalirsi, il lunedì si presentano in una vineria di Bari e chiedono di acquistare una bottiglia di quello stesso vino: lo scontrino con fattura e dettaglio della marca è di 23,50 euro (anche questo documento in copia è in nostro possesso, ndr). Il vino comprato ad Alberobello costa più del doppio.

«Dopo il ponte del 25 marzo provo a chiamare l'enoteca La Mandragora per chiedere conto del prezzo - racconta Chiara Squeo - e mi sento dire che il loro prezzo è legittimo, che non mi è riconosciuto alcun diritto di recesso, perchè la legge vale solo per la vendita per corrispondenza e quando faccio notare l'anomalia dello scontrino mi rispondono che lo dovevo chiedere io, che hanno già fatto uno scontro e quindi quale scontrino reclamo?».
Alexios e Chiara non demordono, telefonano alla Guardia di Finanza che consiglia loro di mandare una lettera raccomandata all'enoteca per bloccare il tempo di otto giorni nei quali il diritto di recesso vale e di avvisarli se il gestore dovesse negarglielo, perchè interverrebbero loro per una multa fiscale.
Solo qualche giorno fa a Portofino alcuni turisti erano ricorsi alle forze dell'ordine per un aperitivo da 50 euro e una bottiglia di vino da 80 euro.
Da questa storia, qualunque sia l'esito finale, resta l'amarezza per un comportamento che compromette l'immagine della Puglia turistica e può danneggiare sia gli altri operatori, sia la regione.

Rita Schena

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