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Martedì 26 Settembre 2017 | 05:48

È di Galatina la prima donna "marine" italiana

È il caporalmaggiore Silvia Di Siervi, 24 anni, fuciliere nei Lagunari, gli incursori dell'Esercito. Con il marito sergente nello stesso Reggimento sono genitori di una bambina di un anno. Ha prestato servizio in Iraq. Agli ordini del colonnello Emilio Motolese - 47 anni, di Conversano - dal 3 maggio parteciperà con i suoi colleghi al "mix" con i colleghi del Battaglione San Marco di Brindisi, della Marina militare • «Servono asili nido nelle caserme»
Il caporalmaggiore Silvia Di Siervi, fuciliere nei Lagunari VENEZIA - «Soldato Jane? Un film che ho visto durante il corso di addestramento volontari, mi diede una grande carica e forse mi ha spinta a diventare quella che sono». Liquida con un sorriso l'accostamento a Demi Moore il caporalmaggiore Silvia Di Siervi, 24 anni, fuciliere nei Lagunari. Eppure proprio lei, come la protagonista del film di Ridley Scott, si appresta a raccogliere una sfida difficile, quella di diventare la prima donna «marine» italiana. Un viso illuminato da occhi azzurrissimi, evidenziati dallo stretto nodo che raccoglie i capelli, Silvia, 24 anni, di Galatina (Lecce), madre di una bambina di un anno, insieme a una compagnia di 130 commilitoni partirà il 3 maggio per Brindisi, sede del Reggimento San Marco, per affinare la preparazione in vista del battesimo della nuova Forza anfibia italiana che sommerà le peculiarità dei Lagunari dell'Esercito con quelle del San Marco della Marina.
Per un mese, Silvia si addestrerà sotto la direzione del Centro di integrazione anfibia per completare la propria preparazione tecnica e operativa sulle navi e gli elicotteri della Marina e omogeneizzare le procedure adottate dai lagunari e dai marò del San Marco, reggimento quest'ultimo nel quale le donne-marinaio non hanno ancora fatto il loro ingresso. La Forza nazionale di proiezione dal mare, che a regime conterà circa 2.500 persone, dovrà essere in grado di intervenire in tempi rapidi anche in Paesi molto lontani per governare situazioni di emergenza, indipendentemente da rinforzi e rifornimenti esterni. Finito il corso, i lagunari, insieme ad alcuni ufficiali delle altre unità dell'Esercito inserite nella Forza di proiezione, parteciperanno dall'8 al 18 giugno all'esercitazione «Mare Aperto» che prevede, oltre ad attività navali, anche prove di sbarco e terrestri nella struttura del poligono di Capo Teulada, in Sardegna. Per ambire a questo corpo scelto Silvia, arruolata nel 2002, ha superato un corso di qualificazione anfibia nei Lagunari che non concede sconti al gentil sesso, tra marce veloci di 8 km con uno zaino di 10 kg, salti da almeno 4 metri in acqua, tecniche di guado con equipaggiamento completo, nuoto operativo e sopravvivenza in acqua, un minimo di 3 trazioni alla sbarra, arrampicate su scogliere e pareti di roccia e impiego di esplosivi.
Non contenta, ora è pronta ad affrontare anche le tecniche di discesa a «corda doppia» e «barbettone» dagli elicotteri della Marina da 30 metri d'altezza, una prova nella quale nessuna donna soldato si era mai cimentata prima, almeno a Brindisi. «La maggior parte della mattina la trascorro dedicandomi all'addestramento - racconta - e quando finisco il turno in caserma riprendo ad allenarmi con mio marito». Quella del caporalmaggiore è infatti una storia familiare nata sotto il segno dei Lagunari: il marito è sergente maggiore del Reggimento; la scintilla è scattata nel deserto iracheno, quando entrambi erano impegnati nella missione Antica Babilonia. Su ciò che l'ha spinta a scegliere la carriera militare Silvia ha le idee chiare: «non mi sono arruolata per dimostrare qualcosa - sottolinea - ma perché volevo dare un contributo al mio Paese; se non fossi diventata un soldato non sarei rimasta comunque con le mani in mano». Le donne sono una presenza ormai familiare tra i Lagunari: dopo il debutto nel 2000, oggi sono in 25 e vantano in molte la partecipazione a missioni impegnative come quella irachena. «Le donne possano portare nelle forze armate - dichiara - soprattutto le loro doti di equilibrio, senso pratico, abitudine a gestire più attività complesse nello stesso momento». La paura? Per Silvia è una parola che non ha senso. «Ho un carattere forte, mi piace buttarmi a capofitto nelle cose - risponde - le sfide mi stimolano a dare il meglio». L'unico momento in cui lo sguardo di Silvia si vela di commozione è quando parla dell'amico Matteo Vanzan, il primo caporalmaggiore morto a Nassiriya il 17 maggio 2004. «Se avessi avuto un maschio l'avrei chiamato Matteo - confessa - e sicuramente oggi affronto questa sfida anche per lui. Era un ragazzo bello, allegro e solare, quando rideva poi era addirittura spettacolare».

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