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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 00:29

«Un racket nel porto di Taranto»

La Procura della Repubblica ha inviato 14 inviti di comparizione ad altrettanti indagati nell'inchiesta sulle agenzie martittime, nella quale sono coinvolti i vertici dell'Ilva
Il porto di Taranto TARANTO - I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Taranto hanno notificato un invito a comparire, con valore di informazione di garanzia, a 14 persone indagate dalla Procura tarantina per una presunta illecita concorrenza e per tentativi di estorsione che sarebbero stati commessi dal 1997 ad oggi nel porto di Taranto ai danni di agenzie marittime locali attraverso due società collegate all'Ilva. Tutti gli indagati dovranno presentarsi in giorni diversi al Palazzo di giustizia per essere interrogati dal Pubblico ministero Antonella Montanaro, il magistrato che ha firmato il provvedimento e che conduce l'inchiesta.
L'elenco degli indagati comprende innanzitutto i vertici dell'Ilva, vale a dire Emilio Riva, 80 anni, e i figli Fabio Arturo e Claudio, rispettivamente di 52 e 50 anni. Poi ci sono Gianpiero Gallina, 50 anni, nato a Torino e residente a Genova, dirigente dell'Ilva con procura a gestire i pontili dati in concessione alla stessa Ilva, e Michele Fazio, 45 anni, di Savona, institore e componente del consiglio di amministrazione della "Anchor shipping agents", agenzia marittima con sede nella città ligure.
Gallina e Fazio sono i manager già interdetti dall'attività per due mesi su provvedimento cautelare (che scade proprio in queste ore) del giudice Michele Ancona, richiesto dallo stesso Pm Montanaro. Gli altri nove indagati che hanno ricevuto l'invito a comparire sono, a vario titolo, componenti del Consiglio di amministrazione dell'Ilva s.p.a., della "Anchor shipping agents" di Savona e di una società ad essa collegata, la "Navalsud", con sede a Taranto. Si tratta di Ettore Campostano, di 38 anni, di Genova, Augusto Genta, 49 anni, di Savona, Paolo Campostano, 67 anni, di Genova, Tony Liuzzi, 46 anni, nato a Montreal (Canada) ma residente a Grottaglie, Stephane Axel De Madre, 50 anni, nato a Uccle (Belgio) e residente in provincia di Savona, Corrado Corradi, 56 anni, di Genova, Giuliano Mallito, 55 anni, di Taranto (riconfermato in questi giorni presidente della sezione Portuali, marittimi e trasporti di Confindustria Taranto), Vito Bisanti, 49 anni, di Pulsano, e Franco Sensoli, 65 anni, nato a Genova e residente a Taranto.
Per tutti l'ipotesi di reato è di illecita concorrenza con minaccia o violenza e, tranne che per Bisanti e Sensoli, anche di tentativo di estorsione ai danni di un'agenzia marittima tarantina. Per Gallina e Fazio viene ipotizzato il tentativo di estorsione anche nei confronti di altre due agenzie marittime locali.
Proprio un esposto presentato dal titolare di una delle agenzie marittime locali (ora le denunce sono salite a tre) avrebbe fatto scattare nel giugno 2004 l'inchiesta della Procura. Secondo l'accusa, dal 1997 l'Ilva avrebbe monopolizzato l'attività di carico e scarico delle merci nel porto di Taranto. Agli armatori con navi dirette a Taranto, sempre secondo l'accusa, sarebbe stata comunicata l'esistenza di un terminal di carico e scarico concesso all'Ilva all'interno del porto. Sul terminal però sarebbero state autorizzate ad operare dall'Ilva solo la "Anchor shipping" e la "Navalsud s.r.l.", escludendo le agenzie locali e praticando tariffe inferiori a quelle di legge.
Inoltre, secondo l'accusa, gli armatori sarebbero stati intimiditi con minacce di ritardi nelle operazioni di scarico e carico delle merci qualora non avessero utilizzato come agenzie una delle due indicate dall'Ilva. Proprio da questi episodi sarebbe scaturita l'ipotesi di reato di tentativo di estorsione che verrebbe suffragata, secondo l'accusa, da una serie di fax e e-mail acquisiti dai finanzieri e ricevuti dagli armatori che dovevano compiere le operazioni nel porto di Taranto. Le Fiamme gialle avrebbero accertato che in quattro anni la "Anchor shipping" e la "Navalsud" avrebbero curato le operazioni di 2.900 delle 3.200 navi mercantili arrivate nel porto jonico.

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