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Martedì 26 Settembre 2017 | 00:26

«Crollano i prezzi del carciofo di Brindisi»

Proprio mentre si è costituito il Comitato Promotore dell'IGP per la produzione tipica, la Coldiretti registra le preoccupanti condizioni del mercato
BARI - Proprio mentre si è costituito il Comitato Promotore dell'IGP (Indicazione Geografica Protetta) per il carciofo di Brindisi, l'andamento di mercato della produzione cinaricola registra preoccupanti battute d'arresto.
In una nota della Coldiretti si rileva che già negli scorsi mesi i prezzi del carciofo di Brindisi, nonostante quest'anno non siano stati registrati esuberi produttivi, sono scesi drasticamente raggiungendo anche i 18 centesimi a capolino.
Medesima situazione si sta verificando per il carciofo ad uso industriale che, in questi giorni di inizio campagna, ha raggiunto il «prezzo massimo di 5,5 centesimi di euro (0,055 euro)» a capolino. Se da un lato le importazioni di carciofi provenienti da Egitto, Marocco e Tunisia nei porti di Genova, Gioia Tauro e Manfredonia inquinano il mercato immettendo prodotto di scarsa qualità a prezzi stracciati, dall'altro le industrie di trasformazione stanno evidentemente adottando la strategia di congelare gli acquisti di prodotto locale, aspettando che i prezzi scendano ulteriormente.
«Il rischio è - commenta il Presidente della Coldiretti di Brindisi, Salvatore Ripa - che i nostri imprenditori agricoli decidano di non raccogliere più ritenendo i prezzi poco remunerativi. La produzione di carciofi necessita, infatti, di una elevata manualità e, quindi, di un ragguardevole numero di giornate lavorative impiegate. La produzione lorda vendibile per ettaro presenta un notevole valore economico, però si riscontra una notevole incidenza delle spese per la manodopera (il 42% delle spese totali). I prezzi che si stanno registrando in questi giorni non riuscirebbero a garantire alcun reddito alle imprese».
Fondamentali, pertanto, i controlli e la garanzia dell'origine del prodotto che può essere garantita solo attraverso l'etichettatura chiara e trasparente del luogo di produzione dei carciofi. «Il fine ultimo - spiega il Direttore della Coldiretti Puglia, Giuseppe Brillante - deve essere quello di arrivare al consumatore con la garanzia della qualità e della salubrità dei carciofi pugliesi attraverso l'etichettatura e la rintracciabilità, strumenti in grado di dotare il carciofo della «carta di identità» utile a presentarsi al mercato come «made in Puglia», aggiungendo valore economico ad una produzione molto conosciuta ed apprezzata».

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